Un Corpo A Regola D’Arte

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La psicologia delle modificazioni corporee nel culturismo

“Linee oblique e concentriche compongono la superficie del corpo; vene rettilinee e aggrovigliate, come pioggia battente, descrivono la contrazione muscolare.

Le forme mutano e la massa si dilata all’interno di un sottile contenitore, la pelle.

Così il corpo, centimetro per centimetro, sostiene il vuoto.”

Claudio Lombardo

 

Introduzione

Auguste Rodin (1840-1917, Francia), Atleta, 1901 (fuso nel 1925) – Philadelphia Museum of Art

Samuel Stockton White, pioniere del culturismo, posò per Rodin come modello di “atleta americano”, il risultato fu un paio di sculture denominate The Athlete.

Da questa scintilla – in cui ebbe inizio un “nuovo” significato del corpo – si potrebbe sostenere che il culturismo sia nato come espressione artistica piuttosto come vera e propria disciplina sportiva?

 

Il corpo come opera d’arte

C’è qualcosa che rapisce, nel corpo statuario di atleti palestrati. Qualcosa che azzittisce la mente, che rende stupiti e sbalordisce; ma anche qualcosa che fa parlare, che tenta di sminuire i prodigi di volontà di gente comune che allinea in modo matematico il proprio stile di vita con l’estetica: è il geometrizzarsi di forme definite, quasi sciabolate sul corpo, un travaglio scultoreo che innerva l’opera più sublime dell’arte: la perfezione corporea.

L’atleta Bob Paris, Mr. Universe nel 1983, considerato “il miglior fisico di sempre”

Un impegno quotidiano che si estende oltre il limite-di-pelle e che è in grado di portare ai massimi livelli la principale esperienza legata alla bellezza: la sensazione corporea.

 

L’officina dei pesi

“Dipingo immagini che sono il risultato dell’esame delle mie esplorazioni personali.”

K. Haring

Prima della sua concreta espressione artistica il corpo è incapsulato in un’immagine fissa che ne costituisce l’indicatore esemplare, rappresentato come un corpo diverso dai corpi normali.

L’intimidente bellezza di figure umane “chirurgicamente” perfette che esce dall’officina dei pesi è d’impressione sovrumana e nella sua massima espressione è il risultato di una pianificazione e dedizione che tengono bilanciate potenze mentali potentissime.

Questo carattere, che in parte abbraccia la weltanschauung della nostra epoca, spinge a costruirsi una vera e propria “gabbia” d’impegni sportivi al fine di realizzare l’immagine che viene costruita proprio dentro la mente e che sembra dirigere l’universo dei comportamenti.

Un’altra posa di Bob Paris

Tuttavia, un cambiamento del corpo di un uomo comporta un mutamento interiore. Come avviene nelle forme di arte in generale l’opera cambia la visione-del-mondo, la prospettiva dell’artista.

Il cultore del corpo è uno scultore, non è mai soddisfatto dalla perfezione che ricava “sotto-pelle”; attento all’equilibrio che comunicano le differenti sezioni muscolari, ne aumenta le dimensioni e leviga ogni imperfezione minimizzando il corpo-scarto (il grasso) in un lavoro continuo… infinito.

Vasari, sostiene: “La scultura è una arte che levando il superfluo dalla materia soggetta la riduce a quella forma di corpo che nella idea dello artefice è disegnata” .

Nella maggior parte dei culturisti l’opera-d’arte-corpo non verrà mai definitivamente completata.

Questo aspetto rappresenta la costante e progressiva motivazione, ma anche la loro condanna.

 

La psicologia dell’artista-culturista

L’atleta Lazar Angelov

Se il corpo è un’opera d’arte e il culturista un artista, è bene descrivere il rapporto tra la sua vita e l’opera.

Nel racconto di molti culturisti, nel recupero “archeologico” di esperienze passate, si parla con una certa rabbia, quasi mai con accettazione attiva, di particolari dell’infanzia. Il distacco emotivo, con l’allontanamento di condizioni sperimentate nell’infanzia e la “caduta” improvvisa al culmine dei racconti infantili è conseguenza di emozioni sepolte senza efficace elaborazione.

Il trauma viene scolpito nel corpo, è il propellente che dà energia a estenuanti allenamenti e uno stile di vita mirato prepotentemente ad un obiettivo: perfezionare la propria mancanza, rendere perfetto il “vuoto”; creare la relazione, essere visti, “esistere”; ricercare l’amore materno nell’altro (nel caso ci sia stato un abbandono) o, al contrario, causare separazione (in caso nell’infanzia sia stato “intrappolato” da un’amore materno invischiante).

La ricerca ossessiva della bellezza è un velo sulla ferita. Un obiettivo sempre ricercato, mai conquistato interamente ed in modo permanente.

Un obiettivo sempre ricercato negli sguardi degli altri.

 

Conclusioni

L’atleta Mike O’Hearn

Ponendo i riflettori su questioni spesso monopolizzate da attività quotidiane dimentichiamo l’importanza della meta finale, lo scopo.

Pesi, manubri e bilancieri – al pari di scalpello, trapani e lime – sono un mezzo per arrivare al fine: il significato che veicola l’opera d’arte.

“Tutto serve” nel messaggio artistico, a rappresentare in modo ricco e sintetico un’idea che sia istantaneamente comprensibile, che parli il linguaggio dell’inconscio, ma soprattutto che narri un messaggio, un racconto, un’idea che l’artista vuole comunicare, anche inconsciamente.

Un linguaggio reso comprensibile mediate l’espressione creativa del corpo. Un corpo che artisticamente modificato è testimone di verità profonde; un corpo dove è possibile scalfire la natura intrecciata delle motivazioni che sottendono la sua condizione: nella psiche.

 

Bibliografia

Claudio Lombardo, Al di là del corpo. La psicologia delle modificazioni corporee nel culturismo. (Libro in costruzione).

 

Per ulteriori informazioni e per contattare il Dr. Lombardo puoi consultare il sito dimagrirefit.com

 

Photo Credits in copertina Arnold Schwarzenegger, all’interno frenchsculpture.org, pinterest.it, dailymotion.com

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