TIROIDE – Impariamo a conoscerla meglio

Il prezioso scudo del corpo – Cos’è la tiroide

La tiroidite di Hashimoto colpisce una percentuale che va dal 5 al 15 per cento della popolazione femminile e dall’1 al 5 per cento della popolazione maschile, aumentando di frequenza, in particolare nelle donne, col progredire dell’età.

La tiroidite (in senso di iper o ipo funzionamento) post-partum si presenta nel 5-9 per cento delle donne subito dopo aver partorito ed è di solito una condizione transitoria.

Un neonato su tre mila nasce con una forma di malattia tiroidea. In età adulta, le donne sono molto più soggette alle malattie tiroidee rispetto agli uomini: una donna ha il 20 per cento di possibilità di sviluppare problemi alla tiroide nel corso della sua vita.infografica-su-ipotiroidismo-e-ipertiroidismo-differenzeTiroide, cancro e altre patologie

medico-esegue-palpazione-della-tiroide-a-una-donnaIl cancro tiroideo (frequenza più rara del tumore benigno alla tiroide) è più diffuso tra le donne rispetto agli uomini, con un rapporto di 3,2:1 e la sua incidenza aumenta con l’età, ed è passata da 10 a 100 volte nelle zone interessate da un aumento significativo della radioattività, dopo il disastro nucleare di Chernobyl. (Fonte: Epicentro ISS)

Svolgendo l’attività di Medico Specialista in diverse regioni d’Italia, è sempre fonte di “meraviglia” osservare quanto diverse siano le patologie, o i disturbi “pre-patologia” più ricorrenti in quella determinata regione piuttosto che in un’altra.

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Influenze epigenetiche come l’ambiente in generale (clima, altitudine, vicinanza o meno con il mare, inquinamento), il tipo di alimentazione, il modo di stressarsi e il modo di recuperare, influenzano in modo incredibile l’insorgenza di specifiche patologie.

E’ così che una delle popolazioni più studiate ad oggi per il record di longevità, in Sardegna, in provincia di Nuoro, si caratterizza paradossalmente per avere un alimentazione ricca in “cattivissimi” grassi saturi, spesso associata a sovrappeso o obesità, tutti fattori potenzialmente dannosi per la salute, ma le inossidabili e anacronistiche abitudini di quegli abitanti a sorridere, godersi la convivialità, il rispetto per la natura e per i ritmi del giorno e della notte, li annovera in questo strepitoso e felice (in tutti i sensi) primato.

E la semplice disfunzione tiroidea?

Se i dati riportati a inizio articolo, ci danno le informazioni più aggiornate sulle patologie ben definite e già in fase di avvenuta diagnosi, pochi sono i dati statistici che riguardano uno spazio apparentemente nebuloso e spesso confuso, corrispondente al “momento” disfunzione tiroidea, senza patologia conclamata associata.

Situazioni di scarsa (ipotiroidismo) o eccessiva (ipertiroidismo) funzionalità tiroidea, sono infatti disturbi frequentissimi, che presentano un incidenza sempre maggiore, paradossalmente anche in aree che ne dovrebbero essere esenti (per esempio le zone vicino al mare, con adeguata presenza di iodio) presentando un conto, per la salute, esattamente opposto a quello dei felici e longevi sardi sopra descritti.

E gli aggettivi “nebuloso e confuso”, ben esprimono l’approssimazione, la scarsa cultura, e la poca attenzione che gira attorno sia alla interpretazione di un sintomo, al suo inquadramento e alla sua definizione, sia alla terapia conseguente: di prevenzione e riequilibrio o, nella (purtroppo) maggior parte dei casi, ineluttabile deviazione verso la malattia cronica tiroidea o sistemica (farmaco dipendente).

Inoltre molte patologie o disturbi che portano il soggetto ad accedere allo studio di uno psichiatra o psicologo, quali quelli della sfera cognitiva, di attenzione, memoria o di alcune forme ansiose e depressive, trovano in realtà una causa nel malfunzionamento misconosciuto della ghiandola tiroidea (si calcola che il 20% delle depressioni abbiano in realtà un’origine ormonale, di disfunzione tiroidea).

Ma facciamo un passo indietro e capiamo perché, in teoria, è così difficile mal interpretare la tiroide (sia dal punto di vista sintomatologico, che di indagini di laboratorio), e così “facile” favorire la sua funzione, il suo sostentamento, e la prevenzione di un suo scompenso.

La funzione della tiroide

Situata nella regione sottoioidea, la tiroide ha una forma ad H, ed è adagiata sui primi anelli tracheali e sulla laringe.

E’ l’organo più riccamente vascolarizzato del corpo e ha una innervazione prevalentemente simpatica.  Entrambi questi aspetti rappresentano “l’arma a doppio taglio” della sua efficacia di azione, ma anche di possibile scompenso infiammatorio e ossidativo.

La sua unità secretoria è il follicolo, le cui cellule di rivestimento hanno aspetto morfologico diverso, a seconda della fase di secrezione del loro prodotto: l’ormone T4.

All’interno della cavità follicolare si trova la colloide, fatta di tireoglobulina e altre proteine tra cui l’albumina. Altre cellule (tra cui le cellule C), presenti negli spazi interfollicolari, sono adibite alla produzione di calcitonina.

Gli ormoni tiroidei

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A partire dalla tireoglobulina, alle molecole di tirosina in essa presente vengono fissati gli ioni di iodio colloidale attivati, ad opera di enzimi perossidasi, con produzione finale degli ormoni tiroidei. La tireoglobulina rappresenta la molecola di “stoccaggio” dello iodio, in una sorta di sistema tampone di equilibrio di questo elemento, importante non solo per la tiroide, ma anche per lo stomaco, la mammella, le ghiandole salivari e il liquido cefalorachidiano.

Sotto lo stimolo del TSH (ormone ipofisario), piccoli globuli di tireoglobulina sono incistati dai lisosomi e digeriti, con secondaria liberazione dapprima nel tireocita, e poi nel torrente circolatorio degli ormoni T4 e T3.

L’ormone T4 o Tiroxina

Il T4 è il principale ormone, rappresentando il 95-98% degli ormoni tiroidei circolanti e del quale solo lo 0.03% è presente in circolo libero (e non legato alla tireoglobulina, comportandosi così da pro-ormone), nella sua forma metabolicamente attiva che entra nelle cellule.

Normalmente il T4 ha un effetto anti apoptotico che però viene perso, paradossalmente, nelle cellule tumorali.

Questo effetto anti-apoptotico e di antagonismo ad alcune chemioterapie può essere contrastato dall’assunzione di Resveratrolo, potente anti ossidante degli acidi grassi e anti infiammatorio.

  • La liberazione di T4 è soppressa in caso di carenza di vit B2 (riboflavina), Vit C e Iodio.

L’ormone T3 o Triiodiotironina

Rappresenta il 2,5% degli ormoni tiroidei circolanti (FT3) dove si trova per lo più libero vista la sua scarsa affinità con tireoglobulina e albumina. E’ l’ormone tiroideo attivo, 4 volte più potente del T4, da cui deriva per deiodazione (5-deiodinasi) a livello periferico, nel fegato principalmente, ma anche in renI e ipofisi.

La funzione principale del T3 è quella di aumentare il consumo di ossigeno corporeo e quindi il metabolismo basale a livello di tutti gli organi tranne la milza e i testicoli.

Influenza l’attività di  particolari recettori nucleari (della stessa famiglia dei PPARs) regolando l’espressione di geni coinvolti in numerose funzioni che coinvolgono la funzione mitocondriale, l’energia, l’attività cardiaca, quella cerebrale e motoria,  il tessuto adiposo, l’intestino, la pelle, i capelli, il sistema immunitario, il metabolismo glico-lipidico stimolando la sintesi, ma soprattutto la degradazione proteica, la lipolisi e la glicogenolisi.

Il T3 stimola vari organi

A livello cardiaco stimola la frequenza e la forza contrattile per azione beta adrenergica. Stimola l’asse renina-angiotensina-aldosterone, aumenta la pressione sistolica e decrementa quella diastolica.

A livello embrionale stimola lo sviluppo di polmoni e, dopo la nascita, quella neurologica, delle ossa lunghe, la mielinizzazione e la sintesi di neurotrasmettitori.

Il T3, a differenza del T4 ha un azione catabolica per stimolo alla produzione pancreatica di somatostatina e conseguente inibizione del GH.

Per favorire l’incremento della massa muscolare, per esempio in atleti o in sarcopenici, sarà importante associare la tirosina e l’arginina.

In soggetti in cui si voglia favorire invece solo l’ipertrofia cellulare (stimolata dal T3) e non la proliferazione cellulare (stimolata dal GH e dal IGF-1), come nei pazienti con storia di malattia neoplastica, sarà utile mantenere alto il rapporto T3/T4 integrando con il selenio.

  • La liberazione di T3 richiede adeguato supporto di Selenio, efficienza epatica e surrenalica.

Gli altri ormoni prodotti dalla tiroide

La ghiandola produce in piccole quantità anche altri ormoni: T1 (con significato sconosciuto), il T2 (che agisce nel fegato e nel tessuto adiposo bruno, dove esercita un’azione brucia-grassi sulla termogenesi) e il T3 reverse (rT3).

È questa una forma inattiva dell’ormone che deriva dal T4 grazie all’azione di un enzima appartenente sempre alla famiglia delle deiodinasi.

Il rT3 protegge fisiologicamente l’organismo da una eccessiva produzione di T3, che sarebbe dannosa. È una sorta di valvola di sfogo che viene attivata in situazioni fisiologiche e patologiche. E’ importante dosare nel sangue il suo livello in situazioni in cui sembra che “la tiroide non funzioni”, a margine di valori di Ft3, Ft4, TSH dosati nel sangue apparentemente normali.

L’importanza degli esami

Sono frequenti infatti le condizioni in cui viene favorita questa via di “inattivazione permessa della tiroide” che determina la conversione del T4 in T3 reverse anziché quella del T4 in T3: stress cronico, farmaci, intossicazione epatica, malnutrizione proteica, obesità, invecchiamento.

Questa è anche una delle ragioni per cui la terapia con T4 non risulta sempre efficace e per la quale aumentando il dosaggio dell’ormone esogeno, non si fa altro che incrementare la conversione in rT3 anziché in T3 (che quindi si riduce).

In questo modo si favoriscono gli effetti collaterali intrinseci e quindi scarsa tolleranza (tachicardia, ansia, sensazione di fremito interno), o possibili segni di ipotiroidismo (ritenzione idrica, rallentamento metabolismo di base, difetto di memoria e del tono dell’umore).

L’accumulo di rT3 (con conseguente blocco dei recettori del T3 e della conversione del T4 in T3) riduce l’efficienza dell’attività enzimatica, rallenta il dispendio ed il fabbisogno energetico, favorisce l’azione e la produzione dei radicali liberi e delle citochine pro-infiammatorie.

L’ormone TRH

Il TRH è un neurormone prodotto dall’ipotalamo, a partire da acido glutammico, istidina e prolina. La sua funzione principale è quella di stimolare l’ipofisi alla secrezione di TSH e di PRL (prolattina).

Oltre alle funzioni indirette degli ormoni tiroidei sulle vie del sistema immunitario, è nota però anche la funzione diretta del TRH su una via particolarmente efficace nel controllo della degenerazione cellulare e di difesa verso batteri, germi e virus, rappresentata dalla via delle transeferrine.

Il TRH si comporta cioè come una molecola ad azione sistemica  e pleiotropica, estesa al “semplice controllo” dell’asse TSH-tiroide, e svincolata, nella sua produzione ipotalamica, dalla concentrazione di questi ultimi. Suo inoltre è un ruolo chiave come neuropeptide coinvolto nella regolazione dell’orologio dell’invecchiamento:  rigenera i testicoli in animali molto vecchi e ripristina anche la funzione renale nelle infiltrazioni sclerotiche renali. Sembra inoltre produrre una rigenerazione delle cellule beta nel pancreas di animali diabetici.

  • La vit D3 stimola la risposta del TRH. 

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L’ormone TSH

Ormone tireo stimolante costituito da acido glutammico e acido aspartico, è prodotto dalle cellule tireotrope della adenoipofisi e ha come bersaglio la tiroide, sulla quale ha un azione trofica, determinandone un aumento del flusso ematico, della captazione dello iodio, e un aumento dell’attività di proteolisi lisosomiale con secrezione di T3 e T4.

Ricordo che nella comunicazione ipotalamo-ipofisi, è permessa la conversione del messaggio nervoso (TRH) a messaggio ormonale (TSH) attraverso l’infundibolo (ricco di plessi nervosi che a partire dall’ipotalamo alimentano l’ipofisi) e il sistema portale ipofisario, rappresentando quest’ultima un puro modello di comunicazione Neuro Endocrina, una specie di archetipo del modo di trasdurre l’interfaccia tra i sistemi nervoso centrale e gli effettori endocrini.

Correlazione tra tiroide e stress

Questo è confermato anche dal riscontro di numerosi terminali nervosi contenenti dopamina, noradrenalina, acido gamma–ammino–butirrico (GABA) e la serotonina.

Tutto ciò è molto importante per spiegarci la comunicazione esistente tra il sistema dello stress e il coinvolgimento della tiroide.

 

Fine prima parte

 

I test di screening e valutazione

  • TSH, FT3, FT4, Anticorpi antitireoglobulina e anti perossidasi tiroidea, anticorpi anti TSH in primis.
  • Anticorpi anti transglutaminasi e anti APCA nell’ipotesi di malattia auto immune sistemica; rT3 in caso di scarsa risposta alla terapia in atto.
  • Ecografia tiroidea.

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Photo credit Repubblica, vediamocichiara, Smart Cities Alto Piemonte, HealthEngine, Drug Target Review

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