Sposatezza e stanchezza cronica, ecco le possibili cause

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Stress, sovrallenamento, EBV (virus di Epstein-Barr) o altro?

1 – Vi sentite stanchi e non ne comprendete il motivo?

2 – I vostri allenamenti a parità di impegno e intensità vi sembrano sempre più faticosi?

3 – Non avete più la forza di 6 mesi fa anche se siete giovani e aitanti?

4 – L’integrazione alimentare che state seguendo non sembra più essere sufficiente per farvi sentire al meglio?

5 – I tempi di recupero fra un allenamento e l’altro si sono allungati?

6 – La spossatezza domina gran parte della vostra giornata?

7 – Avete notato una minore efficienza sessuale associata o non a calo della libido, nonostante i vostri livelli di testosterone siano normali o da superman?

8 – State pensando di appendere al chiodo la vostra tenuta d’allenamento e darvi al giardinaggio?

Se avete risposto SI a una o più di queste domande, mettetevi comodamente seduti e leggete quanto segue con molta attenzione, ci sono delle novità per voi!

Una ricerca continua per trovare soluzioni

Negli ultimi anni ho dirottato quasi totalmente il mio impegno di ricercatore scientifico allo studio, per poter trovare una soluzione, a tutta una serie di disturbi psico-fisici che i miei utenti descrivevano con molta veemenza e preoccupazione.

La maggior parte di questi ha raccontato di aver assistito a un vero e proprio declino della forza muscolare, della resistenza fisica, della grinta e della determinazione e una progressiva e inspiegabile spossatezza che rendeva difficoltoso se non impossibile iniziare o portare a termine un routinario work-out.

Riferivano di dover far leva su un’enorme dose di buona volontà e di doversi quasi “violentare” per fare un normale allenamento che, fino a poco tempo prima, era parte integrante della normale vita quotidiana essendo inoltre fonte di soddisfazioni e gratificazioni personali, poiché consentiva di vedere il proprio corpo modellarsi e rispondere in maniera efficiente agli stimoli allenanti, permetteva di “scaricare” lo stress mentre progressivamente è diventato fonte di preoccupazione, disagio e fastidio.

Proprio dai pazienti è arrivato l’allarme “eccessiva stanchezza”

Altro fattore importante è che gli utenti hanno cominciato a notare un prolungamento dei tempi di recupero fra una seduta di allenamento ed un’altra, tempo in cui il corpo dava segni di spossatezza e dolenzia muscolare che in passato erano di breve durata mentre di recente accompagnano i suddetti quasi quotidianamente.

Inoltre molti utenti (in questo caso uomini) hanno iniziato a lamentare una riduzione del desiderio sessuale e una minore resistenza fisica durante le performance e a vivere l’idea dell’approccio alla naturale attività sessuale come stressante, sentendo quasi la necessità di non dissipare le proprie forze che altrimenti non sarebbero state sufficienti per svolgere le normali attività quotidiane.

Verificando personalmente in modo scrupoloso che i miei utenti non fossero in sovrallenamento, che l’integrazione fosse personalizzata sul biotipo morfologico, che l’alimentazione fosse adeguata e le ore di sonno sufficienti al recupero psico-fisico, ho iniziato a indagare le possibili cause dei disturbi così aspecifici, ma così invalidanti l’efficienza psicofisica.

I controlli per cercare di capire

Sottoponendo ad  una visita medica accurata tali soggetti, questi non mostravano segni di malattia se non in alcuni casi delle tumefazioni latero-cervicali più o meno dolenti, dolenzia muscolare alla digitopressione e in un minor numero di soggetti dolenzia articolare senza segni di infiammazione in atto.

Sono stati prescritti gli esami ematochimici di routine: emocromo completo, creatinina, azotemia, assetto lipidico, funzione epatica, protidogramma, esame delle urine) per escludere un’eventuale anemia, insufficienza renale o epatica; esami ormonali tiroidei per escludere un ipotiroidismo (poiché un ipertiroidismo produce sintomi opposti a quelli sopracitati), esami ormonali per valutare la funzione surrenalica e testicolare (cortisolo, testosterone totale e libero).

Degli esami prescritti, la maggior parte sono risultati essere nella norma, nessuno degli utenti era ipotiroideo o mostrava segni biochimici di insufficienza testicolare o surrenalica, semmai qualcuno dei soggetti mostrava livelli di cortisolo ai limiti alti della norma come si verifica nelle condizioni di stress prolungato nel tempo.

L’interpretazione degli esami e la formula leucocitaria

Molti degli utenti mostravano invece un normale numero di globuli rossi (quindi assenza di anemia), normale numero di globuli bianchi, ma con formula leucocitaria invertita ossia con un maggior numero di linfociti e minor numero di neutrofili, ovvero il contrario di come dovrebbe essere la formula leucocitaria in condizioni normali.

Questo riscontro di laboratorio ha fatto scattare un campanello d’allarme poiché una formula leucocitaria invertita può avere significati patologici molto diversi e alcuni non proprio favorevoli.

Tutti i soggetti e soprattutto quelli con riscontro di formula leucocitaria invertita che a un attento esame obiettivo mostravano la presenza di linfoadenopatie laterocervicali (piccole tumefazioni rotondeggianti ai lati del collo), sono stati sottoposti ad ulteriori accertamenti (virologici, batteriologici e parassitologici).

Questo per indagare ulteriormente le cause della stanchezza negli utenti con tutti gli esami ematochimici normali, ed escludere patologie neoplastiche in quelli con riscontri laboratoristici positivi.

Quali esami escludono malattie infettive?

Gli esami per escludere la patologia neoplastica sono di tipo specialistico ed esulano da questa trattazione, ma tutti i pazienti sono risultati negativi a tali test.

Gli esami per escludere malattie infettive virali, batteriche e parassitologiche sono i seguenti:

  1. anticorpi anti CMV (Citomegalovirus),
  2. anticorpi anti HIV (virus dell’immunodeficienza umana),
  3. anticorpi anti EBV (virus di Epstein-Barr),
  4. Toxo test (toxoplasmosi),
  5. anticorpi anti HCV e HBV (epatite C e B),
  6. intradermoreazione alla tubercolina e/o Mantoux (Tubercolosi).

L’EBV è ampiamente distribuito e si stima che colpisca circa l’80% della popolazione umana. Il virus Epstein-Barr si diffonde comunemente attraverso la saliva e altri fluidi corporei.

Quasi tutti i pazienti sono risultati positivi a EBV

Di tutti gli esami a cui sono stati sottoposti, alcuni dei soggetti sono risultati positivi al CMV che classicamente è responsabile della “malattia del bacio” o mononucleosi infettiva frequente fra gli adolescenti, ma non rara negli adulti.

Invece  praticamente tutti i soggetti sono risultati positivi al virus di Epstein-Barr (EBV) che spesso viene confuso con il CMV poiché causa sintomi acuti (qualora ve ne siano stati) molto simili a quelli della mononucleosi infettiva. Fra l’altro in base al tipo di anticorpi anti EBV presenti si può determinare orientativamente l’epoca dell’infezione.

Non nego che è stata una sorpresa trovare tante positività per l’EBV in un gruppo così selezionato di soggetti, seppur con sintomi molto simili, che non rappresenta di certo un campione fedele della popolazione generale.

È stata una sorpresa perché nella ricerca dell’etiopatogenesi dei disturbi accusati dai miei utenti, quello che è emersa è una totale positività a uno dei  molteplici fattori chiamati in causa nella patogenesi della Sindrome della stanchezza cronica, che pare quindi essere la responsabile dei sintomi descritti dal mio gruppo di soggetti in esame.

Ma che cosa è il Virus di Epstein-Barr?

A questo punto, molti di voi che sono seduti, intenti a leggere queste righe, frutto di due anni di ricerche scientifiche approfondite, che si sono rispecchiati nei sintomi descritti dai miei utenti, si staranno chiedendo: ma cos’è il Virus di Epstein-Barr? E soprattutto che cosa causa?

Il virus di Estein-Barr è un virus linfotropo (tropismo per tessuto linfoide) appartenente alla famiglia Hersviridae, caratterizzato dalla capacità di infettare sia le cellule epiteliali sia i linfociti B (un sottotipo di globuli bianchi) e dalla capacità di vivere in una condizione di latenza in quest’ultimo tipo di cellule.

L’infezione primaria da EBV è spesso priva di sintomi o nella minor frequenza dei casi può dare una sintomatologia simil influenzale, con raffreddore, mal di gola, febbre, linfoadenopatia, splenomegalia, talvolta sofferenza epatica, linfocitosi, spossatezza.

Come ci si contagia con EBV?

L’infezione inizia nell’orofaringe, dove il virus provoca un’infezione produttiva con replicazione del virus in molti distretti epiteliali, come la parotide, i dotti delle ghiandole salivari e le cellule epiteliali della lingua. Le particelle virali infettanti vengono eliminate attraverso la saliva e in tal modo il virus può essere trasmesso a tutti coloro con i quali il soggetto ha contatti (baci, scambio di bicchieri, goccioline di Flugge, ecc…) che non hanno mai contratto il virus e quindi sono EBV-sieronegativi.

Dalla sede della prima infezione, il virus viene trasmesso ai linfociti B dove instaura un’infezione non produttiva, ossia il virus vive in tale cellula in forma di latenza senza o con scarsa produzione di progenie virale.

La spiegazione dei sintomi di stanchezza

L’infezione dei linfociti B provoca come reazione protettiva, la produzione da parte  del sistema immunitario (di cui i linfociti stessi fanno parte), di sostanze chiamate citochine necessarie per stimolare a loro volta la reazione di altre cellule immunologiche in grado di eliminare i linfociti B infettati, ma sembrerebbero anche le responsabili dei sintomi della Sindrome da Affaticamento Cronico (stanchezza, debolezza, febbricola, ecc…).

Questo quindi potrebbe spiegare i sintomi accusati dai miei utenti e che tanto hanno ridotto la qualità della vita degli stessi. Quello che è allarmante però, è che siccome l’infezione da EBV colpisce circa l’80% della popolazione si tende a non parlare dei rischi relativi alla sieropositività per EBV.

Non esistendo a tutt’oggi presidi terapeutici per sconfiggere l’EBV, poco ci si occupa della prevenzione e del ruolo ONCOGENO di questo virus.

Avete letto bene! EBV è un virus oncogeno

Il virus di Epstein-Barr, come alcuni altri virus noti, è un virus oncogeno, ossia in grado di indurre l’insorgenza di alcuni tipi di cancro fra cui i più frequenti sono il linfoma di Burkitt (più frequente in Africa), il carcinoma naso-faringeo (radicato in Cina, ma utimamente ne è aumentata l’incidenza in Occidente) ed i linfomi a cellule B.

Pur vivendo in uno stato di latenza nei linfociti B, è possibile che per vari fattori (fra cui è annoverato lo stress, stato di immunodepressione indotto anche dallo stress stesso) il virus si riattivi divenendo nuovamente infettante attraverso la saliva e che provochi nel soggetto, se immunocompromesso per i più svariati motivi, disordini linfoproliferativi per l’incapacità del sistema immunitario di tenere sotto controllo ed eliminare le cellule B infette.

Da diversi studi, è stato messo in evidenza che se i linfociti B resi “immortalizzati” dalla presenza al loro interno del virus, non vengono eliminati poiché il sistema immunitario è per qualche motivo deficitario, vengono stimolati indefinitivamente alla proliferazione e quindi generazione di cellule B immature, con la possibilità di comparsa di mutazioni all’interno del patrimonio genetico della cellula, venendo così avviati a una progressione neoplastica maligna.

Nessun allarme, ma solo consapevolezza

Non è intenzione di questo scritto fare allarmismi, ma è necessario spiegare con semplicità i dati che la letteratura scientifica, frutto di ricerche internazionali rigorose, mette a disposizione. Nello stesso modo in cui è noto che il fumo è nocivo e vengono stampati a caratteri cubitali messaggi allarmanti sui pacchetti delle sigarette, vendute con il benestare dello Stato che poi fa campagne informative nella lotta al fumo e al cancro dei polmoni.

Assodato che ad oggi non esiste una terapia anti Virus di Epstain-Barr, è stata mia premura in questi due anni di studi e ricerche, collaudare un efficace piano integrativo, personalizzato sul biotipo morfologico, per ottimizzare le difese immunitarie e potenziarle in caso di stress cronico, consentendogli di essere più efficiente nella protezione dell’organismo dall’insorgenza di sequele sgradevoli relative al virus.

Un piano integrativo per far fronte al virus

Il piano integrativo prevede una serie di nutrienti in grado di ridurre i livelli di stress (responsabile anche di una debolezza del sistema immunitario) e migliorare le risposte immunitarie, sostanze antiossidanti che riducono i livelli di radicali liberi, sostanze con funzione immunoregolatrice, ecc…

Il tutto personalizzato sulla base della tipologia del soggetto, sulla sua risposta fisiologica al piano integrativo, in base ai livelli di stress, lavoro, tipologia di allenamento.

L’integrazione in questo caso è stata mirata al ripristino dell’efficienza psico-fisica a 360° che era ciò che più desideravano i miei utenti (ma ritengo sia desiderio di tutti), riducendo notevolmente i sintomi accusati anche in breve tempo, fino alla loro scomparsa in pochi mesi.

Un netto miglioramento grazie a integrazione mirata

Tutti i soggetti hanno descritto:

  1. un graduale e veloce recupero della forza e della resistenza,
  2. ricomparsa del brio e del piacere di vivere,
  3. riduzione della spossatezza e della dolenzia muscolare,
  4. minor tempo di recupero fra un allenamento e l’altro
  5. il non considerare più l’attività sessuale come uno stress evitabile a cui rinunciare senza troppi sacrifici.

I parametri ematochimici inoltre sono nettamente migliorati in tutti i soggetti e la normalizzazione della formula leucocitaria si è verificata in modo progressivo e successivamente all’integrazione.

Le tumefazioni laterocervicali si sono ridotte, qualora presenti (conferma ecografica) e non sono comparse nei soggetti che non le avevano prima di iniziare l’integrazione.

Concludendo

Insomma, sembra quasi impossibile che un minuscolo virus, che solo apparentemente sembra non far male a nessuno, possa provocare così tanti disturbi.

Ma è solo con la Conoscenza che si possono evitare, nel limite del possibile, tutta una serie di fastidi sgradevoli che riducono notevolmente la qualità della vita.

Bene, se vi siete rispecchiati nei sintomi descritti dai miei utenti, chiedete al vostro medico di prescrivervi delle analisi per vagliare le ipotesi diagnostiche suddette, e se doveste risultare positivi all’EBV, non abbattetevi.

È vero che non esiste una terapia eradicante l’EBV, ma fortunatamente abbiamo a disposizione molti integratori, che se usati a dosi “terapeutiche” con la supervisione del medico, possono aiutarvi a ridurre i sintomi e a vivere alla grande e perché no,  meglio di prima.

 

Bibliografia

Manuale di virologia medica, F.Dianzani et al., MCGraw-Hill;

EBV e disordini linfoproliferativi-ruolo delle infezioni virali nella genesi dei tumori, T. Lazzarotto et al., U.O.Microbiologia, Università degli studi di Bologna;

Immunological abnormalities in patients with chronic fatigue syndrome, U.Tirelli, Scand J Immunol.

Malattie infettive, UTET

 

Photo credits Yahoo Finance, Learn muscles

Autore

Alessandro Gelli

Alessandro Gelli

Docente e Coordinatore Scientifico di Corsi di Alta Formazione 50 ECM post Laurea in “METODOLOGIE ANTI-AGING ED ANTI-STRESS” Responsabile Scientifico ..