Quanto è importate la nostra salute orale?

Sempre più spesso, ad oggi, le persone tendono a sottovalutare l’importanza della salute orale scindendola dall’interezza del nostro corpo. Frequentemente i nostri pazienti tendono a limitare il campo di influenza dello stato di salute dei propri denti e gengive alla sola capacità masticatoria o all’estetica del loro sorriso. Ma certamente sappiamo che questa visione, limitata e limitante, non corrisponde al vero. La malattia parodontale, ad esempio, risulta correlata a numerose patologie sistemiche di grande interesse per la persona che ne è affetta.
La malattia parodontale o parodontite (MP), che interessa i tessuti di sostegno dell’elemento dentario (gengiva, il legamento parodontale, il cemento radicolare, l’osso alveolare e basale e la fibromucosa masticatoria periimplantare.) , viene definita come una malattia infiammatoria cronica multi-fattoriale scatenata da microrganismi batterici. Tale quadro patologico, può portare ad una distruzione dei tessuti di supporto dei denti con una compromissione della capacità masticatoria del paziente a volte irreversibile. (1)
Ma non è tutto. La parodontite, infatti, è inoltre una malattia infiammatoria cronica che ha conseguenze potenzialmente negative sulla salute generale e, nello specifico, indipendentemente associata a malattie cardio-vascolari.
Le malattie cardiovascolari (MCV) sono la più importante causa di morte nei paesi industrializzati e sono una importante causa di inabilità. La loro incidenza è fortemente associata all’aumento dei costi per la sanità pubblica. Aumentati livelli lipidici, fumo, ipertensione, diabete, uso di alcool, scarsa attività fisica e aumento del BMI sono universalmente considerati fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.
Negli ultimi anni diversi studi hanno riportato un’associazione fra la parodontite e le malattie cardiovascolari. Le malattie cardiovascolari e gli eventi acuti ad essi correlati (ictus, infarto, ecc.) in genere occorrono dopo anni di alterazione silente delle pareti vascolari.La Parodontite può aumentare il rischio di sviluppare il primo evento MCV (come un ischemia miocardica o ictus) indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio cardiovascolari. (2,3)

Il legame tra parodontite e MCV è ampiamente dibattuto e solidamente accettato nella comunità scientifica. Si sono ipotizzate delle correlazioni dirette ed indirette tra le patologie. (4)

Tra quelle dirette, una delle ipotesi più plausibili è quella dell’influenza dei batteri presenti nelle tasche parodontali e dei loro sottoprodotti (endotossine) con il torrente ematico circolatorio. Batteri o prodotti batterici circolanti possono raggiungere siti distanti. Come è stato dimostrato da Haraszthy et al (9), in preparati ricavati da endoarterectomie ottenute da 50 pazienti sottoposti a endarterectomia carotidea, nel 44% delle lesioni era possibile evidenziare DNA batterico di almeno uno dei 4 patogeni parodontali ricercati. I batteri parodontopatogeni sono quindi in grado di raggiungere distretti anatomici molto distanti dal cavo orale tramite la circolazione sanguigna. Le ricerche mostrano che la probabilità che microorganimsi parodontali entrino in circolo durante la masticazione, lo spazzolamento, l’uso del filo o durante lo scaling dipende in gran parte dalle condizioni parodontali del soggetto stesso. La batteriemia è più frequente e coinvolge un più ampio spettro di batteri (inclusi i parodontopatogeni) in pazienti affetti da Parodontite rispetto a pazienti con sola gengivite o individui parodontalmente sani. (5-7)

Il meccanismo indiretto con cui la parodontite potrebbe contribuire alla patogenesi della malattia aterosclerotica, origina dall’osservazione della presenza di una grande produzione locale di mediatori dell’infiammazione nella lesione parodontale che potrebbero entrare in circolo. In effetti nel siero dei pazienti parodontali si rilevano elevati livelli serici di citochine pro infiammatorie e questi mediatori sono considerati markers della malattia cardiovascolare. (8)

Un altro meccanismo indiretto di interazione tra le patologie descritto da alcuni autori, potrebbe essere quello della stimolazione di una risposta autoimmunitaria a causa dell’elevata somiglianza tra peptidi antigeni di origine batterica e proteine umane.
A questo contesto sono state riferite le proteine HSP (proteine prodotte in corso di shock da ustione) Queste proteine sono espresse sulle membrane batteriche e possono aumentare la risposta immunitaria innata con la produzione di alti livelli di anticorpi cross-reattivi e celule T-helper autoaggressive. (9,10)
Dal punto di vista epidemiologico, la correlazione tra MP e MCV è più complessa da rilevare a causa della cronicità della parodontite e delle sua grande diffusione nella popolazione generale. Numerosi studi riportano però, la correlazione tra lesioni parodontali moderate o severe e primi eventi cardiovascolari o aterosclerotici. (11)

LA TERAPIA PARODONTALE

Il ruolo fondamentale giocato da odontoiatra ed igienisti dentali nel mantenimento della salute orale, non deve mai esser slegato dall’imprescindibile importanza della corretta igiene orale domiciliare che ognuno di noi dovrebbe perpetrare quotidianamente. Nella malattia parodontale, il mantenimento della salute dei tessuti attraverso l’uso della terapia causale non chirurgica, è ottenuto in larga parte dalla rimozione dei depositi batterici di placca e tartaro, dall’eliminazione di tutte le aree anatomiche sfavorevoli al mantenimento dell’igiene.
Numerosi studi hanno dimostrato che il trattamento parodontale riduce i livelli complessivi di infiammazione nel circolo ematico. Precisamente la terapia parodontale aveva prodotto un effetto positivo su due fattori considerati elementi chiave nel determinare il rischio di MCV: i livelli di proteina pro-infiammatoria di fase acuta comunemente detta Proteina C Reattiva (CRP); e il livello della funzione endoteliale. I livelli di colesterolo non erano però influenzati dal trattamento. (12-14)

Ricordiamoci quindi che in nostro organismo è un complesso di strutture, organi ed apparati strettamente correlati l’uno all’altro e che la perdita di salute all’interno del cavo orale potrebbe condurre o predisporre a patologie sistemiche e cardiovascolari di impatto notevole sulla propria salute. La prevenzione e la diagnosi precoce sono strumenti estremamente potenti nelle mani di professionisti preparati, non dimentichiamoci quindi che, anche attraverso il nostro sorriso ci prendiamo cura della nostra salute !

Dott. Carlo F Sambri DMD, MS

Bibliografia

  1. Società Italiana di Parodontologia. Consensus sulla Diagnosi in Parodontologia. Incontro dei
    Soci Attivi Merano, 18-19 settembre 1998 (LivelloIV)
  2. World Health Statistics 2006. Geneva: World Health Organisation 2006.
  3. Morbidity & Mortality: 2004 Chart Book on Cardiovascular, Lung, and Blood Disease. Bethesda: National Institute of Health; National Heart, Lung and Blood Institute 2004.
  4. Malattie Parodontali e Malattie Sistemiche. Revisione della letteratura scientifica. SIDP 2015. Pierpaolo Cortellini, Antonio Carrassi, Massimo de Sanctis, Maurizio Tonetti
  5. Haraszthy VI, Zambon JJ, Trevisan M et al. Identification of peri261Behle and Papapanou: Periodontal infections and atherosclerotic vascular disease odontal pathogens in atheromatous plaques. J Periodontol 2000 71:1554-1560.
  6. Stelzel M, Conrads G, Pankuweit S et al. Detection of Porphyromonas gingivalis DNA in aortic tissue by PCR. J Periodontol 2002 73: 868-870.
  7. Fiehn NE, Larsen T, Christiansen N et al. Identification of periodontal pathogens in atherosclerotic vessels. J Periodontol 2005 76:731-736.
  8. Loos BG. Systemic markers of inflammation in periodontitis. J Periodontol 2005 76: 2106-2115.
  9. Oldstone MB. Molecular mimicry and autoimmune disease. Cell 1987 50: 819- 820.
  10. Gruber R, Lederer S, Bechtel U et al. Increased antibody titers against mycobacterial heat-shock protein 65 in patients with vasculitis and arteriosclerosis. Int Arch Allergy Immunol 1996 110:95-98.
  11. Volzke H, Schwahn C, Hummel A et al. Tooth loss is independently associated with the risk of acquired aortic valve sclerosis. Am Heart J 2005 150: 1198-1203.
  12. Axelsson P, Lindhe J, Nyström B. On the prevention of caries and periodontal disease. Results of a 15 -year longitudinal study in adults. J Clin Periodontol 1991; 18: 182 -189
  13. Heasman PA, Jacobs DJ, Chapple IL. An evaluation of the effectiveness and patient compliance with plaque control methods in the prevention of periodontal disease.Clin Prevent Dent 1989; 11: 24-29 Livello II
  14. Cancro LC, Fischman SL. The expected effect on oral health of dental plaque control through mechanical removal. Periodontol 2000, 1995; 8: 60-74 Livello II
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