Melograno Antiaging

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Una molecola del melograno, generata dalla microflora intestinale, permette alle cellule muscolari di proteggersi contro una delle principali cause di invecchiamento.

Esiste un melograno dai frutti neri che maturano fra dicembre e gennaio, i cui arilli sono di colore rosso scuro, quasi neri a maturazione

Fino ad ora diverse sono state le prove scientifiche che hanno studiato i benefici del melograno etichettandolo come superfood, anche se alcune di queste ricerche si sono rivelate inconsistenti oltre a tattiche di marketing discutibili che hanno anche sollevato dubbi sulla reale efficacia del melograno.

Un team di ricercatori del Politecnico federale di Losanna (EPFL) e la società di Scienze della Vita Amazentis hanno deciso di indagare le proprietà di questo frutto più da vicino scoprendo che vi è una molecola all’interno del melograno che viene trasformata dai microrganismi dell’intestino, consentendo alle cellule muscolari di proteggersi da una delle principali cause d’invecchiamento.

I mitocondri sono le centrali elettriche delle cellule e contengono al loro interno degli scompartimenti che con l’avanzare dell’età non sono più in grado di svolgere la loro funzione vitale.

I mitocondri disfunzionali si accumulano all’interno della cellula dal momento che le cellule invecchiando non sono in grado di riciclarli.

Questo influisce sulla salute di molti tessuti, inclusi i muscoli, che diventano via via più deboli con il tempo. Questo accumulo di mitocondri si crede possa anche essere una potenziale causa di altre malattie legate all’invecchiamento, come il morbo di Parkinson.

I ricercatori hanno identificato una molecola, urolitina A, che è stata in grado di riavviare la capacità delle cellule di riciclare i componenti dei mitocondri disfunzionali.

“È l’unica molecola nota che può rilanciare il processo di clean-up mitocondriale, altrimenti noto come mitophagy”, ha detto Patrick Aebischer, co-autore dello studio. “È una sostanza completamente naturale e il suo effetto è potente e misurabile”.

I ricercatori in un primo momento hanno testato la loro ipotesi sul nematode C. elegans (vermi). Si tratta di un approccio comune per i test che valutano l’invecchiamento, siccome dopo soli 8-10 giorni viene già considerato anziano.

Essi hanno scoperto che la durata della vita dei vermi esposti a urolitina è aumentata di oltre il 45% rispetto al gruppo di controllo. Quando poi è stata testata la molecola sui roditori, hanno trovato una forte riduzione del numero dei mitocondri, ad indicare che è avvenuto il processo di riciclo cellulare.

Hanno anche scoperto che i topi più anziani (circa 2 anni) hanno mostrato il 42% in più di resistenza o endurance durante la corsa rispetto ai topi della stessa età del gruppo di controllo. Va notato che il frutto stesso non contiene la molecola miracolosa, ma piuttosto il suo precursore.

Tale molecola è convertita in urolitina A da microrganismi presenti nell’intestino. Pertanto, ci può essere una vasta gamma di prodotti di urolitina A, a seconda della specie animale, nonché della microflora presente nel microbiota intestinale.

In alcuni casi il prodotto è risultato del tutto assente, rendendo inefficace la potenzialità del melograno. Per questi casi, tuttavia, i ricercatori stanno già lavorando sullo sviluppo di una soluzione. Hanno fondato una start-up, Amazentis, che ha messo a punto un metodo per fornire dosi finemente calibrate di urolitina A conducendo i primi studi clinici su umani.

 

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