Meditazione e terapia cognitivo-comportamentale per combattere l’insonnia

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I loro benefici sono numerosi e accessibili a tutti, ma pochi sanno della loro efficacia contro l’insonnia e i disturbi del sonno

La meditazione, un’antica pratica conosciuta per i suoi preziosi effetti benefici su ansia e stress. Forse non altrettanto nota come valido strumento, da sola o in associazione alla terapia cognitivo-comportamentale (TCC), contro i problemi e le patologie del sonno. Anzi, combinata con quest’ultima, ne aumenta l’efficacia e potenzia i risultati.

Una tecnica sicura e adatta a tutte le età

La meditazione è sicura, accessibile a tutti. Una valida alternativa ai trattamenti farmacologici o in grado di ridurne sensibilmente il consumo, non ha effetti collaterali ed è in grado di apportare benefici anche su molti altri aspetti della vita e della salute, aiutando a ridurre la pressione, il dolore, l’ansia e la depressione.

I primi passi della meditazione

E’ una tecnica adatta a tutte le età e si può imparare a meditare anche da soli. Si possono frequentare lezioni di meditazione o semplicemente cercare in rete qualche video e cominciare a provare. Sono sufficienti semplici gesti, si cerca un angolo tranquillo, ci si siede o sdraia, si chiudono gli occhi, s’inizia a respirare lentamente e profondamente, cercando di concentrare l’attenzione sul proprio respiro.

Si può iniziare con 5 minuti per aumentare il tempo sempre di più, man mano che si acquista dimestichezza con la tecnica.

La terapia cognitivo-comportamentale

L’efficacia della TCC è indiscussa ed è la terapia non farmacologica più efficace per la cura dei disturbi del sonno e per l’insonnia cronica. La TCC è in grado di dare stabilità ai risultati ottenuti e ridurre il rischio di recidive in quanto fornisce validi strumenti per acquisire corretti stili di vita e di igiene del sonno. Può migliorare il sonno per circa l’80% dei pazienti, riducendo o eliminando l’utilizzo dei farmaci nel 90% dei casi.

Cambiare le abitudini sbagliate

Come la meditazione, la terapia cognitivo-comportamentale deve la sua efficacia alla stabilità dei risultati ottenuti. La sua efficacia si misura non tanto e solo perché riduce i tempi di addormentamento e aumenta le ore di sonno del paziente, ma perché lavora sui comportamenti psichici e fisici errati del soggetto.  In molti casi questi sono la causa del problema e dell’aggravarsi dei sintomi, come l’ansia riposta nei confronti del problema sonno o il perpetrare di comportamenti e abitudini errate.

La terapia cognitivo-comportamentale prevede cicli da 10-12 sedute. Si comincia con una valutazione iniziale del paziente sia attraverso una polisonnografia (PSG), in grado di dare un’esatta misurazione qualitativa e quantitativa del sonno, e sia attraverso una serie di questionari per valutare alcune caratteristiche psicologiche e comportamentali del paziente.

Alcune delle scale di autovalutazione del sonno utilizzate hanno lo scopo di misurare anche la gravità dell’insonnia, il livello d’igiene del sonno, la sonnolenza diurna, la presenza di atteggiamenti o stati mentali condizionanti, di ansia o depressione.

La terapia prevede inoltre la stesura di un diario del sonno da parte del paziente, in cui annoterà, ogni giorno, per tutto il periodo di osservazione, informazioni come l’orario di addormentamento, risveglio, tempo passato insonne.

Il paziente imparerà corretti comportamenti e regole essenziali per una routine quotidiana del sonno, in grado di assicurare il giusto riposo ed il recupero di uno stato di benessere e serenità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore

Francesca Lo Furno

Francesca Lo Furno

Giornalista della Redazione Agemony. Laureata in Scienze Politiche Relazioni Internazionali presso l’Università La Sapienza di Roma, giornalista dal 1998, ..