Low Dose Medicine. La Medicina che Sussurra alle Cellule

Low Dose Medicine - Agemony

Negli ultimi 10 anni, i risultati della ricerca bio-tecnologica italiana nel campo della Farmacologia dei bassi dosaggi ha delineato nuove possibilità di cura per molte malattie ed ha attirato l’attenzione della comunità scientifica su nuovi farmaci all’avanguardia e su un nuovo paradigma medico: la Low Dose Medicine.

La Low Dose Medicine è nata dal sogno di una Medicina centrata sulla persona ed in armonia con la Natura; è originata dall’incontro tra Biologia Molecolare e Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (P.N.E.I.); si è sviluppata grazie ai risultati della Ricerca nel campo della Farmacologia dei bassi dosaggi.

La Low Dose Medicine si fonda su 3 principi guida:

  • curare l’uomo e non solo la malattia;
  • agire sulle cause e non solo sui sintomi;
  • considerare l’uomo nella sua globalità mente-corpo e nella sua individualità.

Si tratta di un’impostazione antica e saggia, che deriva dalla tradizione omeopatica, ma allo stesso tempo modernissima.

Dalla seconda metà degli anni ’80, infatti, lo sviluppo dei concetti espressi dalla Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia ha determinato un cambiamento di prospettiva nell’interpretazione delle funzioni biologiche dell’organismo umano e delle sue malattie, traslando da una visione di tipo riduzionistico (ogni malattia interessa un singolo organo o tessuto) a quella sistemica di network cellulare, per arrivare al riconoscimento dell’importanza del continuo dialogo – cross talk – tra cellule, organi e sistemi sia in condizioni fisiologiche sia patologiche.

E’ partendo da queste premesse che la ricerca farmacologica si è concentrata sul ruolo giocato da particolari molecole biologiche, aprendo così la strada a quella che sarebbe potuta essere una nuova soluzione in ambito terapeutico: l’uso delle medesime molecole organiche come farmaci per riportare l’organismo ammalato alle sue originarie condizioni fisiologiche.

Queste particolari molecole biologiche sono molto conosciute e studiate dalla Biologia Molecolare, che le definisce, non a caso, molecole segnale o messaggere, cioè sostanze in grado di portare alla diverse cellule dell’organismo le “giuste istruzioni” per il loro corretto funzionamento. Sono i neuropeptidi, gli ormoni, le citochine. A queste si affiancano i fattori di crescita, fondamentali molecole di regolazione e stimolo tissutale. Sono le “parole” con cui dialogano tra loro le cellule.

Ma perché queste molecole segnale, ed i corrispondenti farmaci con esse allestiti, sono così importanti per la Medicina?

Perché esse sono le “parole” con cui dialogano le cellule, e le malattie sono “difetti” di comunicazione intercellulare. Si pensi solo al numero di cellule presenti nell’organismo umano: 40.000 miliardi di cellule, e la cosa incredibile è che tutte sono in comunicazione tra di loro, “chiacchierano” fa di loro (il corpo umano è il più grande social network esistente).

Eppure, ragionare solo in termini di cellule dell’organismo è considerato riduzionistico dalla Scienza moderna. Oggi si parla di Superorganismo; sì perché per ogni cellula sono presenti nell’organismo umano 2,7 batteri, e questi batteri che prima abbiamo pensato solo di ospitare in realtà guidano la nostra fisiologia, controllano le nostre emozioni, ci fanno stare bene (se sono presenti in maniera armonica e bilanciata) oppure possono essere causa di malattia se perdono la loro armonia.

A studiare questi aspetti è una branca molto moderna della Medicina e si chiama Nutraceutica Fisiologica.
Per fare una battuta si potrebbe dire che se anche qualche volta ci si sente soli, beh soli non lo si è mai: abbiamo sempre 2,5 kg di batteri che ci tengono compagnia.

Ma torniamo alla bellezza delle cellule: il modo più semplice per capire come funzioni una cellula è quello di antropomorfizzarla: in fin dei conti esse riproducono nel loro ultra-piccolo (microcosmo) la grandezza dell’intero organismo (macrocosmo). Le cellule parlano e le cellule sentono; ovviamente non utilizzano un vero linguaggio verbale, hanno un loro proprio linguaggio, l’abbiamo detto, usano un preciso dizionario fatto di “parole” che si chiamano molecole segnale, e attraverso esse comunicano con le altre cellule; hanno delle “orecchie” (si chiamano recettori di membrana) e, tanto quanto le nostre orecchie, anche i recettori vengono eccitati da frequenze.

La moderna Biologia Molecolare ha scoperto e ci ha fatto conoscere il significato delle parole usate dalle cellule per comunicare (neuro-peptidi, citochine, ormoni) e ci ha fatto comprendere come le malattie siano l’espressione di un difetto (finanche l’interruzione) di comunicazione tra le cellule; ma non ci aveva ancora spiegato quale fosse il “volume” usato dalle cellule per comunicare, “chiacchierare” tra di loro.. Ed è proprio qui si inserisce la ricerca nell’ambito della Low Dose Medicine.

Ecco, ciò che la Ricerca ci ha fatto capire è che in Medicina non è importante solo una bella melodia (cioè un protocollo terapeutico con farmaci a base di molecole segnale), cioè una combinazione armonica e perfetta di note (le “parole” della musica) ma essa deve raggiungere le orecchie con il giusto volume (né troppo basso né troppo alto). Anche la musica più bella se diffusa a volume troppo alto, o l’immagine più bella se illuminata in eccesso “offenderebbero” i sensi. Lo stesso avviene alle cellule: se i messaggi (i segnali, cioè le molecole di cui abbiamo detto prima) che portano le istruzioni per il funzionamento cellulare fisiologico, seppur corretti, sono in eccesso (troppo “rumorosi”, troppo “luminosi”) offenderebbero i loro sensi, cioè i loro recettori. E quando una cellula si offende, chiude i propri recettori, e se chiude i propri recettori non riceve più le istruzioni per funzionare, e non le resta che invecchiare e poi morire.

Questo meccanismo, la Biologia Molecolare, con un termine un po’ difficile, lo chiama down-regulation dei recettori di membrana. Le cellule sono come le donne: sono fortissime e straordinariamente resilienti, hanno un’incredibile capacità di adattamento e sopravvivenza ma sono anche molto delicate, le si deve profondamente rispettare ed amare, non si deve urlare loro “ti amo”, lo si deve sussurrare. Persino le emozioni funzionano così sulle cellule. In fin dei conti, le emozioni sono molecole “sine materia”, e come tali si comportano.

Le più recenti ricerche in questo campo hanno permesso di scoprire quale sia il volume utilizzato dalle cellule per chiacchierare tra di loro attraverso il loro linguaggio delle molecole segnale. E’ un “volume” molto preciso, cioè una concentrazione molto precisa: è un “volume” molto molto basso, cioè una concentrazione molto bassa.
Per questo chiamiamo questo nuovo paradigma della Medicina “Low Dose Medicine”. E’ una medicina che sussurra alle cellule.

La Farmacologia basata sull’attività di molecole segnale come le citochine rappresenta una delle frontiere più interessanti della scienza medica. La possibilità di utilizzare queste molecole a bassi dosaggi (sub-nanomolari) – è facile intuirlo – arricchisce di ancora maggiore interesse e fascino la Farmacologia delle citochine: chiunque si sia occupato di patologie infiammatorie ed autoimmuni ha “sognato” di poter disporre di queste meravigliose molecole sotto forma di farmaci, ma il sogno è ogni volta svanito alla constatazione degli effetti collaterali che i dosaggi normalmente sperimentati finora provocavano.

Oggi, questo nuovo paradigma farmacologico e clinico chiamato Low Dose Medicine fa intuire che la storia dell’uso terapeutico delle citochine debba ancora essere scritta, e molto probabilmente in chiave low dose.

Quale Medicina può essere più efficace di quella che utilizza come farmaci le stesse sostanze che fanno funzionare fisiologicamente l’organismo? Quale Medicina può essere più “biologica” e sicura di quella che segue le regole della Natura?

Ma la Natura ha delle norme molto rigide: le molecole messaggere, attraverso le quali le cellule si scambiano le informazioni affinchè ogni meccanismo biologico sia perfettamente efficiente, funzionano solo se la loro concentrazione è quella fisiologica, e questa è – guarda caso – una concentrazione molto bassa.
Grazie alla tecnica farmaceutica chiamata SKA (Sequential Kinetic Activation) si è reso possibile “riprodurre” questa precisa concentrazione e quindi rendere disponibili come farmaci le molecole che guidano le funzioni vitali del nostro organismo, sono in grado di ripristinare le sue condizioni fisiologiche, possono “riparare” un danno.

In termini puramente farmaceutici, si tratta di un sofisticato drug delivery system, che permette alle nano-concentrazioni di essere attive anche al disotto di quelle considerate fino ad oggi le dosi minime efficaci.

La ricerca scientifica ha avvalorato le tesi della Low Dose Medicine: nel 2009, infatti, la prestigiosa rivista scientifica internazionale Pulmonary Pharmacology & Therapeutics [22 (2009) 497-510] pubblica l’articolo “Low dose oral administration of cytokines for treatment of allergic asthma” sugli effetti di bassi dosaggi di citochine attivate SKA nella cura dell’asma allergico. Nel lavoro viene dimostrato in maniera chiara, evidente e soprattutto riproducibile che i bassi dosaggi utilizzati nello studio mostrano gli identici effetti degli alti dosaggi nel modificare una serie di parametri clinici e di laboratorio che identificano lo stato allergico.

Oltre dieci anni di ricerca scientifica nel campo della Low Dose Medicine hanno dimostrato la validità dell’approccio concettuale e l’efficacia e la sicurezza dell’intervento terapeutico basato sulla somministrazione orale di dosi basse di molecole segnale attivate.

Oggi possiamo affermare che la letteratura scientifica sostiene l’approccio terapeutico della Low Dose Medicine e che essa non è più e solo una teoria scientifica ma può rappresentare la base per un nuovo paradigma medico. La massa critica di lavori pubblicati ha fatto capire prima di tutto che la safety di questi dosaggi è altissima, e questa non è cosa da poco.

Ha fatto comprendere, inoltre, che i farmaci low dose sono particolarmente utili nel tenere bassa l’attività di malattia in pazienti con quadri morbosi anche molto impegnativi in remissione, e questo è il secondo aspetto importantissimo della Farmacologia low dose.

Ha fatto capire, infine, che le terapie low dose sono ideali nei trattamenti long-term grazie all’assenza di effetti avversi e di fenomeni da sovraccarico.

Ha fatto anche comprendere alcuni limiti della Low Dose Medicine: per esempio, che in alcuni stadi di malattia, in cui i sistemi omeostatici e di regolazione biologica sono altamente compromessi, la farmacologia low dose non può arrivare da sola (ma c’è da chiedersi se questo sia un vero limite o apra nuove frontiere per l’uso combinato di farmaci di sintesi e low dose…).

La Low Dose Medicine ci potrà aiutare moltissimo a comprendere come agire sulle cause più intime di molte patologie – soprattutto infiammatorie – che riconoscono in un’alterazione della comunicazione del sistema immunitario la propria profonda origine. Non può essere casuale che malattie gravi ed a crescente incidenza, come IBDs, artrite reumatoide, psoriasi, allergia, artrosi siano tutte collegate dal medesimo, sottile fil rouge dell’infiammazione che, delle alterazioni della comunicazione del sistema immunitario, è la prima e più drammatica conseguenza.

Crediti foto: 123rf.com / Irochka

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