L’approccio psicologico all’invecchiamento: giovani per sempre?

Scritto da

Tutti desiderano vivere a lungo, ma nessuno vorrebbe invecchiare 

Jonathan Swift

La Dr. Valeria Guerra nel suo studio

La differenza fra vivere e sopravvivere

Tutti sono d’accordo che la vita di ogni essere umano sia veramente degna di essere vissuta indipendentemente dalla stagione che l’uomo sta vivendo o dalla fase di vita: infanzia, adolescenza, età adulta, vecchiaia. Ciò che fa la differenza tra vivere e sopravvivere è l’atteggiamento mentale con cui si affronta la propria esistenza. L’obiettivo di quanto mi accingo ad esporre è quello di stimolare il lettore alla scoperta della percezione che noi siamo i creatori del nostro io grazie ai pensieri che ci abbattono o ci incoraggiano.

Scrive James Allen che “l’uomo si crea e si disfa da sé, nella fucina del pensiero forgia le armi con le quali può autodistruggersi, ma costruisce anche gli strumenti con i quali realizzare dimore celestiali di gioia e pace”.

Avere sempre un nuovo traguardo da raggiungere

Sono appassionata di lirica e tempo addietro, nel corso di una prima a teatro da cui mancavo da qualche tempo, credo la Tosca, due conoscenti habitué abbracciandomi con calore mi dissero: “Hai fatto un patto con il diavolo? Sei sempre più giovane!”. Anche altri nell’occasione dissero la stessa cosa rivolgendosi a me.

Ne ero consapevole e gratificata. Compresi così che avevo raggiunto un traguardo, ero testimonial di un faticoso, ma riuscito lavoro nella lotta contro il passare del tempo e che ogni giorno era una sfida impegnativa. In sintesi questa, se posso dire, è stata l’origine del mio percorso evolutivo, la matrice più rilevante della mia crescita interiore: porsi dei traguardi e raggiungerli guardando avanti, pensando da giovani.

Poiché gli apprezzamenti di cui dicevo innanzi andavano aumentando, sempre più spesso accompagnati da intenti di velato e interessato approfondimento circa stile di vita, abitudini alimentari, frequentazione di palestre e altro, colsi l’opportunità di volgere in chiave professionale un’esperienza così gratificante.

Il concetto del bien-vivre

La serenità, la solarità e insomma un insieme di atteggiamenti positivi acquisiti come naturali che modellano un sistema bien-vivre poteva essere a disposizione di tanti.

Ed è proprio partendo da quell’intuizione che è maturata via via, l’idea di organizzare in sistema un metodo terapeutico come programma di crescita personale per i miei pazienti; nello specifico come affrontare l’approccio psicologico e psicofisico dell’invecchiamento.

“Bien-vivre”, così ho chiamato il modello proposto e sperimentato in chiave psicoterapeutico. Invecchiare male ora non è più una condanna inevitabile, non è affatto un elemento predestinato dalla vita, è semplicemente un eco del nostro esserci ritirarti dal corpo fisico. Se non impariamo consapevolmente a metterci in contatto col nostro corpo, questo non potrà mai divenire cosciente del proprio potenziale.

Se vuoi ringiovanire pensa come i giovani

Il maggior ostacolo contro una soluzione nuova della disperata esperienza dell’invecchiamento è la nostra nevrotica vita quotidiana. La parte più difficile del mio lavoro di psicoterapeuta consiste nell’aiutare le persone a scardinare una radicata credenza, quella di pensare che il proprio corpo sia programmato per diventare presto o tardi vecchio e debole. Benché la maggior parte della gente si lamenti dell’avanzare dell’età, la verità è che essi traggono dall’invecchiare e da tutti gli svantaggi che porta con sé un piacere ambiguo.

Non è necessario sottolineare che tale atteggiamento non li renderà certo più giovani. Se una persona anziana vuole ringiovanire deve pensare, agire e comportarsi come una persona più giovane ed eliminare atteggiamenti e modi di parlare della vecchiaia. Se si accetta il fatto straordinario che è davvero possibile ringiovanire nell’aspetto, nello stato di salute e nell’atteggiamento fisico e mentale concentrandosi su quel desiderio, allora si dirigerà l’energia che serve verso quell’obiettivo.

Saper cosa fare risulta più facile disponendo di un’organizzazione metodologica.

Quindi, nell’ordine, per realizzare l’intento dovresti:

Ardentemente desiderarlo;
Accettare non solo l’idea che si tratti di un evento possibile, ma di qualcosa che si può ottenere ed essere consapevoli che, fino a quando la meta del ringiovanimento sembrerà un sogno, l’impossibilità rimarrà tale;
Imprimersi nella mente l’immagine di se stesso nel fulgore degli anni migliori;
Rinsaldare l’immagine con la forza del desiderio;
Modificare l’atteggiamento mentale: accorgersi dei pensieri tossici, convinzioni e attitudini negative;
√ Praticare i “cinque riti tibetani” che servono a recuperare il corpo ad uno stato di salute e vitalità giovanile;
Adottare una corretta alimentazione come potente strumento di benessere o di guarigione;
Svolgere un’adeguata attività fisica;
Integrare la dieta con assunzione di micronutrienti;
Praticare metodicamente esercizi di respirazione e di meditazione;
Cogliere il lato umoristico della vita: aiuta a contrastare lo stress e la depressione;
Ridere spesso: Aristotele considerava il ridere “un esercizio fisico prezioso per la salute”;
Evitare persone tristi e lamentose;
Identificare le cause dello stress e imparare a premere il pulsante dello stop;
Imparare ad amare se stesso e il proprio corpo in modo autentico e felice.

Cibo, palestra, medicina antiaging

Foto di Nedyal Kovairina

Poiché il mio compito è parte di altre competenze professionali, altrettanto importanti, collaterali e interagenti è opportuno ricordare con ampia sottolineatura, come emerge dall’elenco delle prescrizioni da rispettare, che una valida ricetta per la giovinezza comincia a tavola, continua in palestra e prosegue con la supervisione di un medico specializzato nelle terapie antiaging.

Un buon riposo e un amorevole abbraccio sono ovviamente componenti e parte del risultato. Alla fine, come si può intendere la chiave di lettura non sta solo nel comportamento, ma nella percezione del posto che si occupa o che si vuole occupare nel mondo e nel modo con cui ci si rapporta all’obbiettivo.

In altre parole si è come si pensa di essere:

“Il corpo è il grande servitore della mente, ad essa obbedisce. Un semplice cambiamento di dieta non può aiutare un uomo che non cambia i suoi pensieri in pensieri forti, puri e allegri perché questi irrobustiscono il corpo rendendolo vigoroso: i pensieri di malizia, invidia e pessimismo, al contrario, tolgono al corpo la salute e la grazia”. James Allen, Sei come pensi di essere.

 

Puoi contattare la Dr. Valeria Guerra telefonando al 3355926464

Puoi scriverle una mail a info@valeriaguerra.it

 

 

Photo Credits csmovemanagers, pinterest.com, alphacoders.com

Categorie Articoli:
Psicologia

Commenti disabilitati.