La Complessità Del Dimagrimento
Parte Prima

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Abstract: Il fallimento di una dieta dimagrante spesso viene attribuito a forze oscure, inconsce; pulsioni che trasportano violente e incontrollabili azioni.

Ma come tali azioni sono (apparentemente) arbitrarie, lo sono anche tali giudizi.

 

Introduzione

Nell’antica Grecia l’arte dell’interpretazione (hermeneutike techné) si riferiva al passaggio di messaggi dagli dei agli uomini.

La storia delle Scienze, a differenza di quella Greca, si può sintetizzare come l’emergere di un humus di conoscenze –  ripetibili e dimostrabili – di volta in volta perfezionate e adattate in base ad esigenze e bisogni, periodi storici, sviluppo delle tecnologie… procedendo in un presupposto che ha guardato – e guarda –  la conoscenza come un processo di accumulo, una propensione a fare “magazzino”; di ricercatori che, condividendo problemi comuni, spesso non hanno condiviso il modo di risolverli.

Questa storia è da leggersi come la “battaglia” per la definizione del paradigma privilegiato, il Santo Graal delle teorie, che spieghi e risolvi una determinata patologia con una sequenza lineare causa/effetto. E in parte si è riusciti in questo intento.

Tuttavia, oggi si è ancora incerti sull’idea di “frantumare” la scienza in modelli separati e più propensi a renderli comunicanti.

L’atteggiamento negli ultimi anni sembra stia cambiando, nuove lenti interpretative con un nuovo sguardo nell’osservare il problema: l’ottica della complessità.

 

Dimagrimento: nuove interpretazioni

Se la maggior parte di libri, articoli e ricerche scientifiche parla in termini di un “arsenale” conoscitivo per arrivare a contrastare fenomeni come il sovrappeso e l’obesità, in questo articolo utilizzeremo la prospettiva opposta, iniziando dall’obiettivo: il dimagrimento.

Il dimagrimento è spesso sclerotizzato intorno al lavoro del dietologo che rappresenta un pensiero chiaro e coerente della – e sulla – questione scientifica, ma, dalle statistiche di riferimento (il 90-95% di coloro che perdono peso lo riacquistano entro pochi anni; Garner, Wooley, 1991), rappresenta una coerenza non efficace rispetto al problema. Odiernamente, per affrontare alcuni fenomeni provvisti di un notevole intreccio di variabili, parafrasando Deleuze, è necessario un “pensiero nomade”: un pensiero complesso che emerga da una trama di conoscenze e che riversi la sua riflessione nell’individualità di ogni soggetto in una logica di complementarietà tra osservatori e livelli di osservazione.

Così, vecchie e nuove conoscenze, punti di vista differenti dei rispettivi ambiti scientifici, diventano vere e proprie “pompe di intuizione” per risolvere un determinato impasse.

  

Un esempio di complessità

Ludwik Fleck, nel 1935, pubblicò in Svizzera un libro di critica della teoria della conoscenza che si avvalse, fra l’altro, di un’analisi della costruzione sociale del concetto di sifilide. L’autore propose un’immagine di medico che non abbraccia solamente la scienza della natura ma comprende anche le scienze dello spirito.

Altresì presentò un’attenta analisi di come si evolvono e prendono piede le teorie sulle malattie; in altri termini collocò il soggetto in una prospettiva complessa (ovvero nell’intreccio di fattori che lo compongono), laddove Vygotskij e Piaget, come altri ricercatori, giocavano a colpi di cerbottana per tentare di stabilire il primato sul “culturale” o il “genetico”.

Attualmente, la quantità di informazioni raggiunta non ci da altra scelta che, come vasi comunicanti, far interagire punti di vista separati, ma legati, per affrontare la stessa dinamica. Altresì bisogna stare attenti alle influenze “a cascata”, quelle che condizionano prepotentemente i nostri punti di vista, quelli in cui lavoriamo.

 

La prospettiva complessa del dimagrimento  

a) Con le scoperte della genetica si spiegarono teorie fino ad allora inspiegabili con i vecchi paradigmi, e l’entusiasmo fu tale da estendere la genetica ad ogni aspetto dell’essere umano (fino a sostenere “l’obesità è questione di geni”).

b) Poi si scoprì che l’uomo è anche influenzato dalla “cultura”, così qualcuno sostenne che la genetica non poteva spiegare tutto con un semplice calcolo matematico (per una rassegna: Lipton, 2015) sui 100.000 geni per rendere “efficiente” un essere umano, in vista dei 25.000 di cui era provvisto (dimenticando, probabilmente, lo “splicing alternativo” e. dunque, la relazione tra genetico e culturale, come unità).

c) Con le ricerche della fisica quantistica l’uomo diviene energia, così si fa largo utilizzo di tutte le pratiche che possano gestirne l’intensità (training autogeno, yoga ecc.).

L’energia viene spiegata col modello (“idraulico”) freudiano e da qui prende vita il concetto di “finestra di regolazione” (Siegel, 1999; Teoria di Porges. Per una rassegna Corrigan et al., 2011; Fosha et al., 2009; Porges; Siegel, 1999) che spiega numerose problematiche comportamentali: un accumulo o un abbassamento sotto soglia di energia può predisporre a lapsus. Per tale motivo dopo la pratica dell’attività sportiva, si raggiunge uno stato di appagamento, euforia e “regolazione”. Altresì un accumulo o un calo di energia possono far ripiegare il soggetto sul cibo per contrastare la disregolazione.

d) Nell’era dello sviluppo tecnologico (circa qualche decennio fa) l’uomo diviene informazione e irrimediabilmente condizionato dal suo ambiente: un recettore circoscritto e ghettizzato volto ad assimilare stimoli nel proprio “recinto” ambientale; stimoli di ogni sorta (assimilazione e accomodamento in Piaget).

e) La teoria della complessità ci insegna che è il sistema, tramite la sua determinata struttura interna, a selezionare tra gli stimoli provenienti dall’ambiente, quelli significativi e quelli non significativi. L’informazione è ciò che genera potenziale informativo, ed è composta da novità e conferma. Nel nostro caso specifico si ha curiosità di consumare un alimento nuovo sul mercato, ma poi ci dev’essere una conferma sul lungo periodo di acquistarlo e farlo entrare nel sistema individuo/famiglia/società. Questo avviene in base a molteplici fattori di cui il sistema-uomo è composto (credenze, convinzioni, cultura, predisposizioni genetiche, atteggiamenti psicologici, circostanze vissute ecc.).

Quest’ultimo punto rappresenta il concetto di “individualità”; concetto su cui lavorano i “fattori secondari”, il cui intento viene ormai riconosciuto nella capacità di “livellare” le individualità per associarci ad un modello di alimentazione o, meglio dire, uno specifico stile di vita.

 

Bibliografia ragionata

  • Telfener, Umberta, and Luca Casadio. Sistemica: voci e percorsi nella complessità. Bollati Boringhieri, 2003.
  • de Secondat, Charles, and Baron De Montesquieu. The Spirit of Laws. Hafner Publishers, 1748.
  • Garner, David M., and Susan C. Wooley, Confronting the failure of behavioral and dietary treatments for obesity. Clinical Psychology Review 11.6 (1991): 729-780.
  • Bucchi, Massimiano. “Sociologia della scienza.” Nuova informazione bibliografica3 (2004): 577-592.
  • Midgley, Gerald. “Systemic intervention.” Systemic Intervention. Springer, Boston, MA, 2000. 113-133.
  • Armed Forces Institute of Pathology (US), and Henry Rappaport. Tumors of the hematopoietic system.
  • Lipton, Bruce H. The Biology of Belief 10th Anniversary Edition: Unleashing the Power of Consciousness, Matter & Miracles. Hay House, Inc, 2015.
  • Corrigan, F. M., J. J. Fisher, and D. J. Nutt. “Autonomic dysregulation and the window of tolerance model of the effects of complex emotional trauma.” Journal of Psychopharmacology1 (2011): 17-25.
  • Fosha, Diana, Daniel J. Siegel, and Marion Solomon, eds. The healing power of emotion: Affective neuroscience, development & clinical practice. WW Norton & Company, 2009.
  • nicabm.com.

 

Continua…

 

Per ulteriori informazioni puoi consultare il sito www.dimagrirefit.com

 

In copertina lo splendido dipinto”Corpo e Mente”, 2009, del pittore Vito Giarrizzo

 

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