Introito Dietetico Di Funghi Edibili E Neuroprotezione

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Importanti novità emerse da un’ampia ricerca in soggetti anziani giapponesi

C’è un aumento esponenziale della demenza in età avanzata a livello globale a causa della crescente aspettativa di vita. La prevalenza di malattie neurodegenerative, come la demenza e la malattia di Alzheimer (AD), continuerà ad aumentare costantemente ed è stimato che possa raggiungere i 42 milioni di casi in tutto il mondo nel 2020.

Nonostante i progressi compiuti dalla ricerca nel campo delle terapie farmacologiche in generale, la gestione di queste malattie rimane in gran parte inefficace. Pertanto, risulta vitale esplorare nuove soluzioni nutraceutiche per mitigare l’AD e altri disturbi neurodegenerativi legati all’età.

L’uomo utilizza i funghi da millenni

L’utilizzo alimentare dei funghi è usanza antichissima, ma accanto a tale impiego  si annovera una tradizione millenaria circa il loro uso terapeutico in oriente da parte della Medicina Tradizionale Cinese e della Medicina Giapponese.

Moderne ricerche scientifiche, solide ed inconfutabili, hanno suscitato l’interesse sulle possibilità terapeutiche offerte in particolare dai funghi edibili; è noto che essi contengano composti bioattivi diversi, ma esclusivi che non si trovano nelle piante: ad esempio è ben documentato che i polisaccaridi presenti nei funghi sono efficaci agenti immuno-modulanti, come quelli appartenenti alla famiglia dei β-glucani sicuramente i più noti e studiati.

Il fungo produce dei metaboliti che possono essere primari o secondari: mentre i primi sono deputati alla sopravvivenza e alla crescita del fungo, dove si trovano principalmente nel corpo fruttifero, i metaboliti secondari sono costituiti da molecole organiche che non sono direttamente implicate nel normale sviluppo del fungo, ma che esso sintetizza per difesa nei confronti di possibili parassiti e delle malattie, sia per competizione interspecifica che per facilitare i processi riproduttivi.

Questi composti, prodotti da gruppi limitati di specie di funghi, hanno già un’importanza farmacologica, validata da importanti ricerche pubblicate specie nell’ultimo ventennio, mentre altri la possiedono potenzialmente e attendono studi di verifica.
Tuttavia tali ricerche in particolare si sono focalizzate sui benefici ottenuti nella prevenzione e nel supporto della patologia cardiovascolare e di quella tumorale, ma ben pochi studi hanno valutato l’impatto sulle patologie neurodegenerative.

Un certo numero di funghi commestibili ha dimostrato di contenere composti unici che mostrano effetti positivi sulle cellule cerebrali sia in vitro che in vivo, per cui i funghi potrebbero avere il potenziale per essere alimenti funzionali con benefici neuro-protettivi e cognitivi. Di conseguenza un apporto dietetico di funghi o estratti a base di funghi potrebbe migliorare la funzione cerebrale. In tale contesto sia gli studi in vivo che in vitro hanno indicato che i funghi commestibili possono avere effetti preventivi contro la disfunzione cognitiva. Tuttavia, pochi studi di coorte finora non avevano esaminato la relazione tra consumo di funghi e l’incidenza di demenza.

Un recente studio pubblicato sulla autorevole rivista Journal of American Geriatric Society, ha valutato l’impatto che poteva avere il consumo di funghi commestibili introdotti nella dieta nell’incidenza di sviluppo della demenza senile. Nello specifico lo studio ha preso in esame  la relazione tra un consumo di funghi differenziato (nessuna, uguale a 1 oppure ≥ 2 volte/settimana) e l’incidenza della demenza in una popolazione di soggetti giapponesi anziani, previa uno studio di coorte prospettico (Ohsaki Cohort Study 2006), ovvero uno studio clinico di tipo osservativo longitudinale eseguito su un gruppo di persone che condividono una caratteristica in comune all’interno di un periodo definito.

In oltre dieci anni 13.230 persone con età maggiore di 65 anni che vivono a Ohsaki City, nel nord-est del Giappone, sono stati inclusi nello studio. Di questi 3.107  partecipanti alla ricerca hanno consumato funghi meno di una volta alla settimana, 4.345 partecipanti hanno consumato funghi 1-2 volte alla settimana e 5.778 partecipanti hanno consumato funghi 3 o più volte alla settimana.

Lo studio ha valutato il “rapporto di rischio” (Hazards Ratio o HR) nell’analisi di sopravvivenza, cioè il rapporto tra i tassi di rischio istantanei di un evento in due condizioni che si vuole paragonare e rappresenta quindi l’effetto di una variabile esplicativa (es: l’apporto dietetico o no di funghi) a proposito del pericolo o del rischio di un evento (es: in questo caso la comparsa della patologia demenziale), un rapporto che permette di valutare il contributo al manifestarsi dell’evento fornito dalla variabile a parità dell’influenza esercitata da tutte le altre inserite nell’analisi del rischio e che perciò assume un valore statistico più sofisticato.

In questo studio di coorte, eseguito su vasta scala, gli autori hanno scoperto che il frequente consumo di funghi è significativamente associato ad un minore rischio incidente di demenza, anche dopo l’aggiustamento per eventuali variabili confondenti.

L’associazione inversa persisteva dopo aver escluso i partecipanti i cui eventi di demenza si sono verificati nei primi 2 anni di follow-up e la cui funzione cognitiva di base è stata giudicata inferiore.

Gli autori propongono che gli effetti benefici del consumo di funghi sulla funzione cognitiva possono essere correlati a quanto segue:

  1. i funghi contengono “natural scavengers“ verso i radicali liberi, come specifici polisaccaridi (specie i β-glucani), polifenoli, vitamine ed ergosteroli
  2. i funghi hanno notevoli effetti antiossidanti e antiinfiammatori
  3. i funghi possono avere effetti protettivi contro le condizioni che aumentano il rischio di demenza, come l’aterosclerosi, l’ipertensione e il diabete 
  4. i funghi possiedono composti biologicamente attivi con proprietà neurotrofiche.

Lo studio ha fatto seguito ad una bellissima review uscita sul Journal of Medicinal Foods nei primi mesi del corrente anno 2017 ad opera di ricercatori dell’Università della Malesia che aveva posto l’accento sulle proprietà neuro-protettive e neuro-rigenerative espletate da diverse varietà di funghi commestibili normalmente consumati in Oriente, alcuni dei quali noti per le peculiari proprietà terapeutiche.

Lo studio in questione ha esaminato le informazioni scientifiche disponibili sui funghi per quanto riguarda i loro composti attivi sull’integrità delle cellule cerebrali  e/o i risultati  emersi dalle relative ricerche farmacologiche: gli scienziati autori del lavoro hanno scelto 11 diversi tipi di funghi commestibili e medicinali e hanno studiato i loro effetti sul cervello di topi e ratti.

Hanno scoperto che ogni fungo preso in esame ha aumentato la produzione del fattore di crescita del nervo (NGF), molecola prevalentemente coinvolta nella regolazione della crescita, della manutenzione, della proliferazione e della sopravvivenza di molte cellule nervose nel cervello e presente soprattutto a livello della corteccia frontale, ipotalamo e midollo spinale la cui sintesi viene regolata da ormoni endogeni quali quelli tiroidei, corticosterodi, neuropeptidi e citochine; a sua volta, questo fattore di crescita ha promosso nei ratti la rigenerazione dei nervi periferici, con il ripristino del network dei neuroni  motori e sensoriali che collegano il cervello al midollo spinale. I ricercatori hanno quindi affermato che se è vero che i funghi stimolano la produzione di NGF, ciò potrebbe proteggere i neuroni dalle sostanze chimiche che ne causano la morte cellulare, oltre che a favorirne la rigenerazione.

Il Cordyceps è considerato un fungo medicinale

Inoltre, alcuni funghi specifici sono stati trovati in grado di possedere particolari benefici per la salute e la protezione cerebrale, dei quali nella presente dissertazione vorrei soffermarmi brevemente su alcuni in particolare focalizzati nella bella rassegna dei ricercatori malesi.

Ad esempio, il Cordyceps viene considerato un fungo medicinale nella farmacologia classica asiatica e in studi sperimentali ha impedito la morte delle cellule neuronali e la perdita di memoria a causa dei suoi effetti antiossidanti e antiinfiammatori.

Il Pletorius  giganteus  è uno dei più grandi funghi commestibili che cresce sul terreno e in Oriente sta guadagnando popolarità per la sua proprietà organolettiche e possibili prospettive commerciali.  Recentemente, i composti chimici presenti nel basidiocarpo di questo fungo sono stati identificati e testati per il loro potere neurotrofico. I risultati di Phan ed altri. hanno dimostrato che l’uridina è il principale composto bioattivo presente nel P. giganteus che è responsabile per la neuritogenesi, in quanto negli studi condotti in animali di laboratorio tale composto ha promosso la crescita del neurite nel differenziamento.

Il Pleurotus Cornucopiae contiene ergotioneina

Recenti studi hanno rivelato gli effetti neuroprotettivi e neuritogenici esercitati dalla ergotioneina, sostanza ben presente nella specie Pleurotus cornucopiae var. citrinopileatus; tale composto ha arrestato la proliferazione cellulare e promosso la differenziazione delle cellule progenitrici neurali nei neuroni nei topi, ma ancora più importante è il fatto che l’ergotioneina è stata capace di diminuire notevolmente l’accumulo di proteina beta-amiloide nell’ippocampo dei topi trattati con d-galattosio e ha portato a migliorarne l’apprendimento e la memoria.

Ingerito oralmente un estratto di ergotioneina derivata da P. cornucopia (1,2%, w/w)  ha dimostrato di passare bene attraverso la barriera emato-encefalica dove ha favorito la differenziazione neuronale e alleviato anche i sintomi della depressione sempre nei topi.

Hericium Erinaceus, fungo detto “criniera di leone”

L’ Hericium erinaceus, un raro fungo commestibile usato per scopi culinari e medicinali in Cina e Giappone, dove è conosciuto col nome volgare di “criniera di leone” per il suo particolare aspetto, ha dimostrato di avere effetti positivi sulla lieve o moderata compromessa cognizione. Esso esercita una azione di protezione del sistema nervoso che è legata alla presenza dell’erinacina H, la quale stimola la sintesi dell’NGF e della mielina da parte delle cellule nervose. Inoltre svolge un’azione neuroprotettiva ed antinfiammatoria prevenendo il danno cerebrale da ischemia,  riducendo sia l’accumulo dei radicali liberi causati da stress che l’attivazione dell’enzima iNOS compresa la produzione di nitrotirosina, un prodotto rilevato in alcune patologie, dove è causa di stress ossidativo dipendente dall’ossido nitrico.

In tale ambito l’Hericium erinaceus può essere utilizzato per la prevenzione e il trattamento di svariate situazioni quali i deficit della memoria, deficit di concentrazione (molto utile per gli studenti), poi nella demenza senile e AD, anche perché è risultato in grado di migliorare la comprensione e la comunicazione.

Il fungo Hericium migliora i processi di mielinizzazione a livello del sistema nervoso e si è quindi rivelato utile nei pazienti con sclerosi multipla. A livello cerebrale questo fungo esercita un’azione anti infiammatoria, interferendo quindi sulla flogosi immuno-mediata che si verifica nel sistema nervoso di questi pazienti. L’azione di neuroprotezione sembra attribuibile agli hericenoni che preservano le strutture nervose dalla morte legata allo stress reticolo-endoteliale o a tossici di natura chimica.

Ganoderma Lucidum o Reishi aumenta la longevità

Il lavoro del gruppo di ricercatori della Malesia prende poi in esame le proprietà del Ganoderma Lucidum o Reishi, una particolare specie di fungo usato da secoli nelle medicine tradizionali cinesi e giapponesi e considerato come un rimedio vegetale di livello superiore, che in vari studi, sia sperimentali che clinici, ha dimostrato di migliorare le capacità cognitive e di aumentare la longevità.

Gli studi dei ricercatori suddetti hanno permesso di evidenziare un’azione interessante di questo fungo per la funzione cerebrale e in particolare sulla degenerazione neuronale. Infatti, i risultati hanno rivelato che degli estratti di Reishi potrebbero proteggere le sinapsi, ovvero le aree di contatto tra due neuroni coinvolti nella trasmissione del messaggio nervoso. Questo effetto protettivo potrebbe essere dovuto all’attenuazione della sinapto-tossicità e della morte delle cellule nervose indotte dalle placche di sostanza beta-amiloide, responsabile del grave decadimento cognitivo nell’AD. Nel frattempo, altri risultati hanno dimostrato che il Reishi potrebbe essere associato ad una diminuzione delle presenza di beta-amiloidi del cervello, così come ad un aumento dell’attività antiossidante a livello del sistema nervoso centrale. Benché siano necessari ulteriori studi complementari per confermare questi progressi, questi primi risultati forniscono una nuova speranza per i pazienti e le famiglie dei malati di Alzheimer.

I ricercatori malesi autori dello studio  hanno concluso che, a causa del numero crescente di persone con demenza e altre malattie correlate, è “vitale” continuare a esplorare cibi che contengano composti ad azione nutraceutica e che apportino benefici terapeutici. In particolare funghi commestibili e medicinali possono essere efficaci per aumentare la crescita del neurite nel cervello stimolando produzione del NGF, imitando la reattività del NGF o proteggendo i neuroni da morte cellulare indotta da composti neurotossici. Il consumo regolare dei funghi può ridurre o ritardare lo sviluppo della “age-related neurodegeneration” e possono svolgere una funzione preventiva contro lo sviluppo di AD previa i meccanismi di azione neurotrofica insiti nei composti bioattivi presenti. Tuttavia gli scienziati in questione affermano che gli effetti dei funghi sulla salute cerebrale e sullo stato cognitivo sono nelle prime fasi della ricerca rispetto alla medicina vegetale e fitoterapia, già ampiamente esplorate e relativamente più avanzate. A conferma di ciò, il Dr. Sampath Parthasarathy, direttore-redattore del Journal of Medicinal Food, dove è stato presentato lo studio, ha dichiarato che contrariamente al grosso della letteratura sugli ingredienti bioattivi presenti negli alimenti di cui possono beneficiare le malattie cardio-metaboliche e il cancro, pochissimi studi si sono concentrati sugli alimenti di cui possono beneficiare malattie neurodegenerative.

Per tale motivo estesi studi condotti sia su animali che a livello clinico nell’uomo sono necessari per validare tali affermazioni di efficacia e possono quindi portare alla definizione o messa a punto di alimenti funzionali o formulazioni terapeutiche per prevenire o mitigare gli effetti dovuti alle malattie neurodegenerative.

La pubblicazione relativa all’Ohsaki Cohort Study sopra menzionata e pubbicata nell’agosto 2017, rappresenta quindi il primo importante contributo clinico in tale contesto, con l’augurio che ne possano far seguito altri per dare consistenza all’affascinante ipotesi del potere preventivo e terapeutico esercitato dai funghi eduli, sia consumati in toto che sotto forma di estratti,  nel controllo delle patologie neurodegenerative.

 

Per contattare il Prof. Mauro Miceli scrivere una mail a biokimia2001@yahoo.it   oppure   mauro.miceli@unifi.it

 

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[Photo Credits in copertina Lodgepole School of Wholistic Studies, all’interno wikipedia]

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