Cosa rende alcune persone più vulnerabili ad ammalarsi di COVID-19?

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La risposta potrebbe essere nei geni

L’infezione causata da COVID-19, il nuovo coronavirus pandemico, è stranamente – e tragicamente – selettiva. Solo alcune persone infette si ammalano e sebbene la maggior parte dei malati critici sia formata da anziani o abbia comorbidità come patologie cardiache, alcuni decessi a causa della malattia riguardano soggetti che erano in precedenza sani e persino relativamente giovani.

I ricercatori si stanno preparando a studiare i genomi dei pazienti per identificare variazioni del DNA che potrebbero far luce su questo mistero. I risultati potrebbero essere utilizzati per identificare persone maggiormente a rischio di infezioni gravi o quelle che potrebbero essere naturalmente protette. Oltre a ciò questi dati potrebbero anche guidare la ricerca di nuovi trattamenti.

Il DNA al centro dei nuovi studi su COVID-19

I progetti sul DNA spaziano su una coorte di molte migliaia di partecipanti, alcuni con infezioni recenti da coronavirus, altri che stanno raccogliendo DNA da pazienti COVID-19 in luoghi colpiti duramente come l’Italia.

L’obiettivo è quello di confrontare il DNA delle persone con gravi casi di COVID-19 (che rappresenta la malattia del virus SARS-coV-2) – ma senza nessuna malattia di base come diabete, malattie cardiache o polmonari – con quelle con malattia lieve o con decorso asintomatico.

“Vediamo enormi differenze nei risultati clinici e tra le diverse nazioni. Quanto di tutto ciò sia spiegato dalla suscettibilità genetica è una domanda ancora aperta”, afferma il genetista Andrea Ganna dell’Istituto di Medicina Molecolare Finlandia dell’Università di Helsinki (FIMM).

 

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Credits BioWorld MedTech

È difficile prevedere cosa uscirà da questi studi genetici

Lo affermano alcuni ricercatori. Tuttavia vi sono evidenze, come ad esempio per il gene che codifica l’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2) della proteina di membrana che il coronavirus utilizza per entrare nelle cellule delle vie aeree.

“Le variazioni del gene ACE2 che alterano il recettore potrebbero rendere più facile o più difficile l’ingresso del virus nelle cellule” afferma l’immunologo Philip Murphy del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, il cui laboratorio ha identificato una mutazione relativamente comune in un’altra proteina di superficie, CCR5, che rende alcune persone altamente resistenti all’HIV.

Ganna sta faticosamente tentando di riunire i dati genetici dei pazienti COVID-19 da tutto il mondo. L’idea “è nata abbastanza spontaneamente” circa 2 settimane fa, quando “tutti erano seduti al computer a guardare questa crisi”, afferma Ganna (che è anche un affiliato al Broad Institute, un centro analisi DNA statunitense).

 

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Credits People For Planet

Biobanche con i dati di centinaia di migliaia di persone

Lui e il direttore della FIMM, Mark Daly, hanno rapidamente creato un sito Web per il loro progetto, la COVID-19 Host Genetics Initiative, e hanno contattato i colleghi che conducono grandi studi tramite le biobanche mondiali (strutture che seguono migliaia di volontari per anni per cercare legami tra il loro DNA e il loro stato di salute).

Almeno una dozzina di biobanche, principalmente in Europa e negli Stati Uniti, hanno manifestato interesse a fornire dati sul COVID-19 dai partecipanti che hanno acconsentito. Tra queste ci sono FinnGen, che ha campioni di DNA e dati sanitari del 5% dei 5 milioni della popolazione finlandese, e la biobanca presso la Scuola di Medicina Icahn al Monte Sinai che vanta 50.000 partecipanti al progetto.

La UK Biobank (UKB) britannica, una delle più grandi al mondo con dati sul DNA di 500.000 partecipanti, prevede di aggiungere i dati sanitari relativi al COVID-19 dei suoi partecipanti. E la società islandese deCODE Genetics, che sta aiutando a testare gran parte della popolazione nazionale per l’infezione da coronavirus, ha ricevuto l’autorizzazione del governo ad aggiungere questi dati e tutti i successivi sintomi di COVID-19 al suo database (che contiene genoma e dati sanitari su circa la metà dei 364.000 abitanti dell’Islanda) come affermato il suo CEO Kári Stefánsson.

 

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La biobanca del Gemelli di Roma. Credits Policlinico Gemelli

Un altro progetto sul genoma umano ci aiuterà a comprendere meglio i meccanismi che scatenano la malattia COVID-19

Un altro sforzo per identificare le varianti protettive o suscettibili del DNA è il Progetto sul Genoma Personale guidato da George Church dell’Università di Harvard, che recluta persone disposte a condividere il loro intero genoma, campioni di tessuto e dati sanitari per la ricerca.

All’inizio di questo mese Church ha inviato questionari a migliaia di partecipanti, chiedendo informazioni sul loro status COVID-19. Più di 600 negli Stati Uniti hanno risposto entro 48 ore. “Sembra che la maggior parte delle persone voglia fare la propria parte” afferma Church, il cui gruppo non fa ancora però parte della collaborazione di Ganna.

 

Credits European Pharmaceutical Review

Anche in Italia ricercatori hanno aderito al progetto del genetista Ganna

Altri ricercatori che collaborano con l’iniziativa di Ganna stanno reclutando pazienti COVID-19 direttamente all’interno degli ospedali per questi studi di genomica. La genetista italiana Alessandra Renieri dell’Università di Siena prevede che almeno 11 ospedali italiani daranno l’approvazione etica alla sua squadra per raccogliere campioni di DNA da pazienti disponibili. “Ritengo che le differenze genetiche “degli ospiti” siano un fattore chiave per la suscettibilità e la gravità della polmonite afferma la Dr.ssa Renieri.

Il Pediatra ricercatore Jean-Laurent Casanova della Rockefeller University, specializzato nell’identificazione di geni rari che possono rendere i giovani sani sensibili a determinate malattie gravi, sta attingendo a una rete di pediatri in tutto il mondo per cercare giovani che sviluppano COVID-19 in forma abbastanza grave da essere ricoverati in terapia intensiva. “Studiamo esclusivamente pazienti precedentemente in buona salute e con meno di 50 anni, poiché la loro grave malattia COVID-19 ha maggiori probabilità di avere una base genetica” spiega Casanova.

L’ ACE-2 è il recettore delle cellule ospiti responsabile della mediazione dell’infezione da SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus responsabile della malattia di coronavirus 2019 (COVID-19). Il trattamento con anticorpi anti-ACE-2 interrompe l’interazione tra virus e recettore.

Coinvolto il recettore ACE2

Oltre alle varianti genetiche del recettore ACE2 (ACE-2 è un recettore di ingresso per SARS-CoV-2, Nota del redattore), gli scienziati stanno verificando se le differenze nei geni dell’antigene leucocitario umano, che influenzano la risposta del sistema immunitario a virus e batteri, possano influenzare la gravità della malattia.

 

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Credits Homeland Preparedness News

Il Gruppo 0 (zero) sanguigno è più resistente a SARS-coV-2?

Alcuni ricercatori vogliono dare seguito ad una ipotesi, che un team cinese ha riportato, ovvero che le persone con sangue di tipo 0 (zero) potrebbero essere protette dal virus. “Stiamo cercando di capire se questi dati siano solidi”, afferma il genetista umano della Stanford University, Manuel Rivas, che sta contribuendo all’iniziativa di Ganna.

La diffusione del coronavirus dovrebbe aumentare il numero di pazienti COVID-19 disponibili per le ricerche genetiche. Questa situazione potrebbe accelerare i risultati. Ganna si aspetta che i primi geni di suscettibilità possano essere identificati entro un paio di mesi.

 

Tradotto ed elaborato dal Caporedattore di Agemony Paola Finardi

Tratto da SCIENCE How sick will the coronavirus make you? 

 

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Paola Finardi

Paola Finardi

Caporedattore di Agemony e Autore per la rubrica Youniverse, in cui si occupa di divulgazione nei vari campi della sfera psico-fisica umana. Mentre frequenta ..