Broccoli anticancro, inesauribile fonte di cura

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Le infinite peculiarità terapeutiche dei broccoli

Sono un fedele e sincero ammiratore dei broccoli, li metterei ovunque, li prescriverei a tutti. Li considero un potenziale inesauribile di cura a fronte di una incredibile umiltà strutturale vegetale.

Le evidenze scientifiche provenienti da ogni angolo del pianeta esaltano le infinite peculiarità terapeutiche delle brassicacee, evidenziandone la netta superiorità rispetto ai regimi chemioterapeutici convenzionali.

A) Detossificazione

Le attività anticarcinogeniche degli isotiocianati sono state in larga parte attribuite alle loro capacità di ridurre l’attivazione dei procarcinogeni e ad aumentare la escrezione dei carcinogeni. Alcuni isotiocianati aumentano le attività degli enzimi sia di fase I che di fase II.

Tra i primi, i più noti appartengono alla famiglia del citocromo P450 (CYP). L’inibizione degli enzimi CYP, infatti, inibisce lo sviluppo di un tumore in alcuni modelli animali. Più interessanti appaiono le reazioni catalizzate dagli enzimi di fase II che, in genere, portano all’eliminazione di farmaci, tossine e carcinogeni dall’organismo.

Promuovere l’attività degli enzimi di fase II come la glutatione Stransferasi (GSTs) e la chinone reduttasi potrebbe quindi avere effetti chemopreventivi.

In tal senso, gli isotiocianati agiscono da induttori bifunzionali che attivano sia l’Antioxidant response element (ARE) sia lo Xenobiotic response element (XRE), fattori di trascrizione indispensabili per una corretta risposta dell’organismo allo stress. Altri isotiocianati regolano positivamente solo gli enzimi di fase II, agendo quasi esclusivamente sull’ARE.

É da rilevare come la risposta dell’ARE agli stimoli stressori esterni cali sensibilmente nel corso degli anni. Ecco perché è necessario identificare fattori alimentari, o eventualmente somministrabili come farmaci/integratori, in grado di ripristinare le attività degli enzimi di fase II nell’anziano. Importanti passi avanti in questo senso sono stati, per esempio, fatti con l’acido alfa-lipoico, presente nelle patate, ma utilizzato anche in molti integratori, impiegati soprattutto come epatoprotettori.

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Crediti LifeGate

B) Protezione dallo Stress Ossidativo

Lo stress ossidativo che deriva da un’eccessiva esposizione agli inquinanti ambientali, alla radiazione ultravioletta o alle radiazioni ionizzanti, può provocare danni di tipo ossidativo a proteine e acidi nucleici (DNA e RNA).

Queste modificazioni possono facilitare la comparsa di tumori, ma anche di altre condizioni di tipo degenerativo, soprattutto a carico di cuore, fegato e cervello.

È stato ampiamente dimostrato in vitro che gli estratti di crucifere posseggono potenti attività antiossidanti.

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Crediti Kolay Diyet Listesi

C) Inibizione della crescita del tumore e apoptosi

Gli isotiocianati possono rallentare la proliferazione delle cellule cancerogene e aumentarne il tasso di apoptosi (la cosiddetta “morte cellulare programmata”), inducendo quindi un ritardo, o addirittura un arresto, nello sviluppo del tumore.

Queste attività, messe in luce soprattutto per l’indolo-3-carbinolo, si manifestano in particolare a livello delle cellule mammarie e, per altri agenti quali il sulforafano (vedi oltre), a livello delle cellule del colon.

Meccanismo dell’apoptosi cellulare

D) Alterazione del metabolismo degli estrogeni

Alcuni isotiocianati, quali l’indolo-3-carbinolo, possono diminuire il rischio di tumori ormono-dipendenti, influenzando il metabolismo degli estrogeni. I fitoestrogeni (che agiscono come agonisti del recettore degli estrogeni) aumentano la 2-idrossilazione degli estrogeni e, quindi, ne diminuiscono le attività proliferative.

Queste attività sono anche state dimostrate in vivo, in donne affette da tumore della cervice o a rischio di tumore al seno.

Crediti CredoWeb

E) Inibizione dell’istone deacetilasi: la nuova frontiera dell’integrazione?

Nella cellula a riposo, il DNA è compattato, in modo da modulare l’accesso ai fattori di trascrizione (cioè i fattori che permettono di trasferire all’RNA-messaggero le informazioni che servono per la sintesi delle proteine). Il DNA in questa fase è impacchettato nella cromatina, un complesso DNA-proteico, in cui la subunità fondamentale si chiama “nucleosoma”. Il nucleosoma, a sua volta, è costituito da 4 proteine fondamentali, che fanno parte della famiglia degli istoni.

Quando si attiva la trascrizione, il DNA modifica il nucleosoma e permette così l’accesso, fino a quel momento impossibile, alle proteine di legame e ai fattori di trascrizione. Ecco dove entrano in gioco gli istoni. La modificazione degli istoni più studiata è l’acetilazione, che gioca un ruolo importantissimo nella regolazione dell’espressione dei geni e che, nei tumori, risulta spesso alterata.

Si sta quindi sviluppando un’area di ricerca molto attiva su molecole in grado di inibire proprio la deacetilazione degli istoni, perché potrebbero rivelarsi molto utili in terapia, senza effetti secondari di particolare rilevanza.

Crediti bestwindowswallpaper

F) Triclorostatina A (TSA) e acidi grassi a corta catena

Il più potente inibitore degli enzimi che deacetilano gli istoni (istone deacetilasi) è la triclorostatina A (TSA), ottenuto dalla fermentazione del fungo Streptomyces e usata in origine proprio come agente antifungino. La TSA (un acido idrossicinnamico che, nella ricerca in vitro, agisce a dosi minime, nanomolari) è dotata di potenti attività antiproliferative.

Purtroppo, la produzione di TSA é molto costosa, anche perché è inefficiente (servono 20 passaggi con una resa del 2%): per ora, quindi, è utilizzata principalmente nella ricerca di inibitori delle istone deacetilasi altrettanto efficienti, ma più a buon mercato.

Altre sostanze sono però in grado di inibire l’enzima: sono gli acidi grassi a corta catena quali butirrato, fenilbutirrato e valproato. È vero che risultano molto meno efficaci della TSA (infatti occorrono concentrazioni millimolari, cioè 1 milione di volte superiori, per ottenere lo stesso effetto della TSA), ma la loro produzione è poco costosa. Ecco perché vengono oggi valutati in trial clinici (sull’uomo), che hanno dato risultati incoraggianti, seppur ancora da confermare.

Crediti Sherman Tree Nutraceuticals

G) Sulforafano

Fin dagli anni 90′ del secolo scorso, le ricerche di Paul Talalay hanno permesso di identificare una nuova molecola dotata di potenti proprietà anticarcinogeniche: il sulforafano.

Inizialmente descritto come potente induttore degli enzimi di fase II (vedi paragrafi precedenti), il sulforafano si è poi rivelato in grado di inibire gli enzimi istone deacetilasi, legando l’atomo di zinco essenziale per la loro attività. Studi condotti sugli animali hanno dimostrato come il sulforafano sia in grado di inibire lo sviluppo di tumore al colon. Altri studi hanno dimostrato come si possano raggiungere, nel sangue, concentrazioni dell’ordine di 20 micromolare, quindi tali da essere considerati rilevanti dal punto di vista farmacologico.

In colture cellulari, è stato dimostrato che questa molecola si accumula in concentrazioni millimolari (quindi piuttosto consistenti) all’interno della cellula.

Infine, il suo metabolismo e l’escrezione urinaria sono stati ben caratterizzati anche nell’uomo, dopo consumo di un pasto a base di broccoli.

 

 

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