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Gli interessi trasversali di un genio precursore dei tempi e archetipo dell’uomo universale

Prima Parte

L’uomo il cui più famoso dipinto al mondo, insieme alla Gioconda, è l’Ultima Cena, può non essere stato appassionato di cibo?

Cenacolo-Leonardo-Da-Vinci

Il Cenacolo, un affresco parietale di Leonardo da Vinci, 1495-1498

Sì, lo fu per tutta la vita.

Un amore profondo e continuativo scoperto durante la sua infanzia, ispirato dal patrigno Antonio di Piero del Vacca, pasticcere di Vinci, che lo introdusse ai segreti dell’arte culinaria, trasmettendo a suo modo l’amore per questo “strano figlio”.

Non sappiamo come fosse Leonardo da giovane, ma lo immaginiamo così, in questo ritratto del 1504 di Giovanni Antonio Bazzi, che fu suo allievo.

Quando il padre, ser Piero da Vinci, lo prende a vivere con sé, Leonardo inizia a ricevere da casa i dolci tanto amati. Continuerà a riceverli anche quando, nel 1469, entra nella mitica bottega di Andrea del Verrocchio, a quei tempi il miglior atelier d’arte fiorentino, dove conosce Sandro Botticelli, che diventerà il suo miglior amico e, suo malgrado, futuro “socio”.

Il giovane Leonardo deriso perché sovrappeso

Alla scuola del Verrocchio, questo ragazzo curioso e creativo, s’impegna, ma fa fatica a integrarsi in un nuovo ambiente.

Forse per colmare uno stato di vuoto interiore, si rimpinza dei dolci che il patrigno gli spedisce.

Mangiare quei “dolcetti di marzapane” era per lui un po’ come tornare a Vinci, perché non sono solo dolcetti, ma hanno un vero e proprio valore affettivo, rievocandogli con il gusto, l’olfatto e la forma, la sua infanzia per certi versi felice e per altri complicata dai rapporti tra i genitori.

Questo stato emotivo lo porta ad essere un ragazzo sovrappeso, schernito dai compagni di bottega che lo chiamano in maniera dispregiativa “il ciccione” (termine tratto dal libro Note di Cucina di Leonardo da Vinci di Shelagh e Jonathan Routh, Ed. Voland, N.d.R.) anche perché in questa scuola elitaria, si vive tra emulazioni, competizioni e gelosie.

Un adolescente ingegnoso e moderno

L'antitesi tra l'angelo sfumato di Leonardo (sulla sinistra) e quello del Verrocchio

L’antitesi tra l’angelo sfumato di Leonardo (sulla sinistra) e quello del Verrocchio

Il Verrocchio, non riesce a cogliere subito l’originalità e la genialità di questo giovane, lo vede distratto e poco disciplinato, perso in se stesso, distaccato dalla realtà che lo circonda.

Probabilmente, non avendo le conoscenze che oggi sono date dalle Neuroscienze, confonde tutto questo come fosse un fatto negativo, come una mancanza, mentre forse Leonardo in quei momenti non è distratto, ma è in uno stato che oggi definiremmo “essere in flow”.

Ovvero uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività che si caratterizza per i livelli eccezionali di totale coinvolgimento: praticamente si potrebbe supporre che in quei momenti Leonardo entri in una sorta di “trance artistica”.

Per metterlo alla prova, e anche per tenerlo impegnato e lontano “dal gozzovigliare”, il Verrocchio gli fa dipingere un angelo nel pannello di destra del Battesimo di Cristo.

Peccato che l’angelo del giovane Leonardo domini completamente il dipinto. Infatti eseguì con straordinaria maestria la figura, tanto da indispettire fortemente il grande Maestro Verrocchio che, a quel punto, intuì l’immenso potenziale di quell’enigmatico ragazzo.

Leonardo Chef alla Taverna delle Tre Rane con l’amico Botticelli

Le botteghe di Ponte Vecchio a Firenze. Fu qui che Leonardo aprì la sua taverna.

Dopo qualche anno di attività alla scuola del Verrocchio, Leonardo deve iniziare a mantenersi da solo, anche se può continuare a lavorare in bottega.

A causa delle scarse entrate, va a lavorare come cameriere presso la “Hostaria delle Tre Lumache”, una locanda a Ponte Vecchio, in Firenze.

La genialità di Leonardo la si coglie già qui: non vi si reca con la mentalità del semplice servire per guadagnare quattro denari, ma spinto dal desiderio di apprendere i segreti del cibo, tanto che più avanti, quando tratteremo l’aspetto che lo lega all’Epigenetica, vedremo come lui abbia intuito che l’azione dei cibi sul genoma umano influenzi non solo il nostro destino, ma anche quello dei nostri figli.

Leonardo ha già capito che la funzione del cibo non è solo quella di saziare, ma soprattutto quella di nutrire il corpo, la mente e lo spirito

Dettaglio tratto da "La Vergine delle rocce", Leonardo Da Vinci, 1483-1486

Dettaglio tratto da “La Vergine delle Rocce”, Leonardo Da Vinci, 1483-1486

Una volta  promosso a capo cuoco, si dedica con passione a sostenere il proprio pensiero e si pone come obbiettivo, quello di civilizzare i commensali non solo educandoli al cibo, ma anche ad un comportamento opposto agli usi barbari del tempo.

A questo punto è doverosa una postilla: la filosofia principale di Leonardo è il dominio dei propri istinti.

La volontà di “dominare se stessi”, il volo continuo non solo meccanico, ma soprattutto spirituale insieme alla sua inesauribile curiosità sono per Leonardo il percorso che lo portano ad andare “oltre”, a ritrovare quella parte divina che è in ognuno di noi oltrepassando i limiti imposti dal tangibile.

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A causa delle sue sperimentazioni troppo pionieristiche, non solo non ha successo, ma rischia il linciaggio, fatto che gli fa capire che è il momento di soprassedere. Ritornato in bottega dal Verrocchio, non si perde d’animo.

Pensa dunque di coinvolgere il carissimo amico Botticelli e decide di ributtarsi nuovamente nell’impresa aprendo una locanda, “Le tre rane di Sandro e Leonardo” rinunciando di fatto alla più importante commissione finora ricevuta, una pala d’altare per la Cappella di San Bernardo a Palazzo Vecchio. E con questa incredibile rinuncia ben si comprende qual è la priorità del nostro genio!

L’amore per il cibo, la ricerca, lo studio di tutto ciò ad esso correlato, Leonardo lo “vivrà” per tutta la vita,  a tal punto da costituire il filo rosso che unisce la sua intera esistenza.

Il salone della Rocca Meli Lupi dove si svolgerà la Cena di Gala.

La creatività di due geni e l’anima della loro taverna

Dettaglio tratto da “Bacco su un precedente san Giovanni Battista”, Leonardo Da Vinci, 1510-1515

Non è una taverna normale, è un teatro, in cui va in scena l’arte nella sua espressione più lata. Infatti, come arredano questa locanda improvvisata? Hanno un’idea geniale. Nottetempo corrono nella bottega del Verrocchio e “scippano” vecchi scenari dallo studio per decorare in velocità il locale. Non solo: ognuno di loro dipinge una delle due insegne appese fuori ai lati dell’entrata.

Leonardo scrive con generosità il menu che però risulta incomprensibile, sia perché lo scrive da destra a sinistra, sia perché la maggior parte dei fiorentini non sapeva leggere. Quindi  il Botticelli è costretto a completarlo con disegni che rappresentano le pietanze e il loro contenuto.

Ciò che è ammirevole e stupefacente per quel tempo è l’intuizione che Leonardo ha sull’importanza del concetto di “stile di vita”: a tal proposito, riportiamo qui di seguito un esempio di come lui lo intenda, tratto dal Codice Atlantico, F 213v.

“Se voi star sano, osserva questa norma:

non mangiare senza voglia, e cena leve;

mastica bene, e quel che in te riceve,

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sia ben cotto e di semplice forma.

Chi medicina piglia mal s’informa:

guarti dall’ira e fuggi l’aria greve;

su diritto sta, quando da mensa leve;

di mezzogiorno fa che tu non dorma.

El vin sia temprato, poco e spesso

non for di pasto né a stomaco voto,

non aspectar, né indugiar il cesso,

se fai esercizio sia di picciol moto.

Col ventre resurpino e col capo depresso

non star, e sta coperto ben di notte;

el capo ti posa e tien la mente lieta,

fuggi lussuria, e attieni alla dieta.”

 

Fine prima parte

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Paola Finardi

Paola Finardi

Caporedattore di Agemony e Autore per la rubrica Youniverse, in cui si occupa di divulgazione nei vari campi della sfera psico-fisica umana. Mentre frequenta ..

Valeria Guerra

Valeria Guerra

Psicologa, Pedagogista, Psicoterapeuta, Docente, Responsabile del dipartimento di Mentoring e Coaching presso la Scuola d’Impresa, Assimpresa Accademy, ..