Il Fico d’India, risorsa preziosa per la salute

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Parte II – Effetti disintossicanti, antiulcera e di cicatrizzazione delle ferite

Riprendiamo il discorso sul fico d’India, iniziato con il mio primo articolo sull’argomento, che potete leggere qui: Straordinario Fico d’India: tutta salute dal frutto alla pala

Effetto disintossicante e diuretico

L’Opuntia ficus-indica ha dimostrato di proteggere il fegato e altri tessuti dalle tossine ambientali che possono essere implicate nel diabete e nella alterata regolazione glicemica attraverso la compromissione della capacità epatica di metabolizzare i carboidrati.

Le tossine ambientali, quali pesticidi e altre molecole prodotte da muffe (micotossine) che si sviluppano per cattiva conservazione degli alimenti, sono anche implicate nel deficit metabolico attraverso danni alla tiroide, compromissione della risposta insulinica e interruzione della funzione endocrina.

Gli estratti a base di opuntia ficus-indica hanno dimostrato di proteggere gli animali da esperimento dai danni provocati da tossici quali il cloruro di nichel, il tetracloruro di carbonio, l’etanolo e dalla tossicità indotta da pesticidi organo-fosforici contrastanti sia la deplezione del glutatione che tramite l’attivazione della superossido dismutasi.

Il Fico d’India protegge da tossine e xenoestrogeni

L’estratto di Opuntia protegge le cellule e i loro nuclei dagli effetti citotossici e genotossici del potente estrogeno zearalenone, una micotossina che di fatto è un interferente endocrino che si trova in natura in alcuni alimenti, in particolare nei cereali a base di mais, noto per causare disturbi riproduttivi negli animali, oltre ad avere effetti epatotossici ed ematotossici. In quanto tale è usato nella ricerca per studiare composti che sono in grado di proteggere dal suo danno.

E’ opportuno ricordare che tutte queste tossine e xenoestrogeni sono anche implicate nel danno vascolare a livello endoteliale, nell’infiammazione di organi quali fegato e reni, nelle malattie cardiache e nell’eziologia della sindrome dell’ovaio policistico, una condizione legata al diabete e alla sindrome metabolica.

Per quanto concerne l’effetto diuretico uno studio ha determinato questo tipo di azione da parte dell’ Opuntia ficusindica nel ratto: in tale circostanza è stata saggiata l’attività diuretica acuta e cronica previa infusione del 15% di estratto di  cladodi, fiori e frutti e i risultati ottenuti hanno indicato che le infusioni di tutti i  componenti della pianta aumentavano significativamente la diuresi.

E’ ricchissimo di potassio che aumenta la diuresi

Tali proprietà diuretiche possono in parte essere attribuite agli effetti che l’elevato contenuto di potassio esercita sull’epitelio renale. Di fatto bisogna menzionare che i farmaci e le piante con dimostrate attività diuretiche sono spesso caratterizzate da un elevato rapporto K/Na (potassio/sodio), come dimostrato da lavori fatti dal gruppo di Szentmihalyi et al.

Uno studio fu condotto per determinare gli effetti causati da un apporto alimentare con i cladodi di Opuntia sulla diuresi e sulla escrezione degli elettroliti urinari in animali sperimentali, in questo caso nelle capre. Dallo studio era emerso che l’assunzione di potassio era aumentata in modo quadratico  mentre l’assunzione di sodio era diminuita sempre quadraticamente in relazione diretta al livello di cladodi Opuntia spp. inseriti nella dieta.

Anche l’assunzione di acqua e la produzione di urina dal mangime aumentava linearmente in relazione all’incremento dietetico degli stessi cladodi. In tale contesto era interessante notare che la concentrazione di urea plasmatica, la comune azotemia, era diminuita linearmente. Anche le concentrazioni urinarie di creatinina, urea e potassio erano risultate diminuite sempre linearmente in rapporto alla quantità di cladodi inseriti nella dieta di questi animali.

Interessante notare che vi era oltremodo una tendenza a una diminuzione lineare nella concentrazione ematica di acido urico con aumento della sua escrezione urinaria.

Le pale del Fico d’India hanno attività anti-ulcera

In Sicilia fin da tempi lontani nella medicina popolare, i cladodi di Opuntia ficus-indica sono usati per il trattamento dell’ulcera gastrica. Test di laboratorio di pre-trattamento nei ratti hanno rivelato un’azione protettiva contro l’ulcera indotta da etanolo, con una azione protettiva da somministrazione acuta di cladodi liofilizzati con evidente mantenimento della cito-architettura della mucosa gastrica.

I componenti principali del cladodio di Ficus indica sono costituiti da una miscela di mucillagini e pectina.

La mucillagine presente può impedire la penetrazione dell’agente necrotizzante nello mucosa dello stomaco, inoltre forma uno strato protettivo sulla stessa e previene la profondità lesioni necrotiche indotte dall’etanolo.

Alla presenza delle pectine polisaccaridiche è attribuito il fatto che i cladodi probabilmente possono influenzare la rigenerazione della mucosa gastrointestinale.

Il trattamento con etanolo è capace di indurre l’ulcera che tende a dissolvere i componenti delle membrana della mucosa dello stomaco e ne abbassa il livello delle proteine tissutali, ma la  somministrazione del cladodio è capace di aumentare i fenomeni di cito-protezione rompendo le cellule dell’epitelio e stimolando un aumento della produzione di muco.

Una pianta utile per la prevenzione delle lesioni gastriche indotte dall’alcol

Il trattamento preventivo con cladodi di Ficus indica può quindi fermare l’azione lesiva dell’agente ulcerogeno, in questo caso etanolo, per prevenire danni  alla mucosa gastrica, come dimostrato da diverse ricerche eseguite dal gruppo di lavoro di Galati et coll. dell’Università di Messina.

Altre ricerche hanno postulato un effetto anti-ulcerogenico del cladodio e anche della polvere ottenuta dal frutto essiccato di Opuntia ficus-indica varietà Saboten Makino.

In questo caso le lesioni allo stomaco attivate dalla somministrazione di acido cloridrico/etanolo o da acido cloridrico/acido acetilsalicilico sono state significativamente ridotte, mentre sia il tasso di secrezione del succo gastrico che il valore del pH sono rimasti costanti. Tuttavia, l’effetto protettivo è stato attribuito all’idrocolloide dei cladodi che agirebbe fungendo da cuscinetto, espandendosi sulla mucosa gastrica e aumentando la produzione di muco, migliorando anche il numero di cellule secretorie.

Notevoli sono le azioni anti-infiammatorie

Numerosi studi hanno evocato azioni analgesiche e antiinfiammatorie del genere Opuntia usando sia l’estratto dei frutti che i cladodi liofilizzati o anche i fitosteroli estratti dal frutto e dal gambo.

Il β-sitosterolo presente nel cladodio e nel frutto è stato identificato come principio attivo antinfiammatorio, sebbene la sua attività sembra essere relativamente più debole rispetto a quello di idrocortisone, sostanza presa come riferimento terapeutico nello studio.

Comunque questo è stato di fatto il primo studio che ha dimostrato una evidenza diretta sull’attività antinfiammatoria del β-sitosterolo.

Un  estratto acquoso liofilizzato dei frutti di Opuntia (range di concentrazione 100-400 mg/kg, somministrati per via intraperitoneale nell’animale da esperimento) è stata valutato per testare l’attività analgesica usando il test della piastra calda e del “writhing” (algesia indotta da acido acetico) nei ratti e nei topi rispettivamente, come pure l’attività anti-infiammatoria utilizzando il test dell’edema di zampa indotta dalla carragenina nei ratti, con risultati che hanno mostrato in entrambe le circostanze un’azione dose dipendente.

Proprietà cicatrizzanti e di rigenerazione tissutale delle ferite

Molto interessanti e promettenti sono le ricerche che negli ultimi anni hanno riguardato l’effetto degli estratti di cladodi sia sulla cicatrizzazione che sulla rigenerazione tissutale e guarigione delle ferite.

L’estratto alcolico (etanolico) dei cladodi dimostrava una rapida rigenerazione del tessuto attribuito all’inibizione dell’infiammazione, stimolazione della migrazione dei fibroblasti con formazione accelerata di collagene e un processo di guarigione più veloce.

Una crema di base contenente il 15% di cladodi liofilizzati, con un unguento commerciale di confronto, è  stata studiata su un tipo di ferita prodotta sul dorso dei topi con un  trattamento che era stato effettuato per 3 e 5 giorni.

Dopo tre giorni di trattamento, il tessuto cicatriziale era evidente e sia le fibre che i fibroblasti nel derma si mostravano correttamente sistemati, con i vasi dermici ridotti in lumen e i cheratinociti che evidenziavano aree di proliferazione. Nel trattamento di 5 giorni, il processo di guarigione della ferita era quasi completato e i bulbi piliferi si stavano riformando, con un processo di  ri-epitelizzazione praticamente completo.

Le pale del Fico d’India accelerano la guarigione delle ferite

Ciò ha dimostrato che evidentemente il trattamento con i cladodi dell’Opuntia ficus-indica accelera la guarigione delle ferite, probabilmente coinvolgendo la proliferazione e la migrazione dei cheratinociti nelle fasi del  processo.

Rispetto ai campioni trattati con la preparazione commerciale il trattamento con il preparato contenente i cladodi di Opuntia liofilizzati produceva una ricostruzione tissutale migliore e più strutturata grazie a un miglioramento nella organizzazione dei costituenti dermici. Infatti, dalla prima fase del processo di guarigione, una disposizione ordinata delle fibre del collagene era subito rilevabile, così come le neo-formazioni vascolari, che erano caratterizzate dalla presenza di vene dermiche più piccole e più numerose di quelle negli animali di controllo.

I cladodi di Opuntia ficus-indica contengono una frazione polisaccaridica e vari studi hanno riportato che i polisaccaridi derivati da diverse piante possono essere responsabili per gli effetti associati alla guarigione delle ferite.

Alcuni polisaccaridi hanno un’influenza sul sistema immunitario e molti polisaccaridi, tutti provenienti da piante utilizzate nella medicina popolare per la la guarigione delle ferite e lesioni tissutali, possono influenzare il sistema del complemento.

Numerosi studi ne attestano le preziose qualità

Inoltre l’angiogenesi è un processo essenziale nella guarigione delle ferite ed è noto come alcuni attivatori angiogenici si sono dimostrati efficaci nel promuoverne la guarigione. Tra questi attivatori potrebbero esserci un componente a basso peso molecolare presente nei cladodi presente come residuo di monosaccaridi, polifenoli o del β-sitosterolo, cioè lo sterolo predominante presente nelle Cactacee, già menzionato prima circa la sua azione anti-infiammatoria.

Questo studio ha comunque dimostrato  e confermato che il trattamento con l’estratto dei cladodi accelera la guarigione delle ferite.

Sicuramente i componenti del cladodio dell’Opuntia ficus-indica sono in grado di mantenere un’elevata umidità all’ interfaccia del bendaggio, ma probabilmente sono anche in grado di influenzare l’infiammazione, la fibroplasia e la sintesi ex novo del collagene.

Altre ricerche circa l’azione di neuroprotezione e antitumorale esercitate dall’Opuntia ficus-indica sono state fatte e sono attualmente  in essere e potrebbero essere oggetto di una mia futura ulteriore rassegna con dati scientifici più consistenti.


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