Clorofilla, Preziosa Alleata Anticancro

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La natura è prodiga dispensatrice di principi attivi efficaci e dotati di bassa tossicità, quando sapientemente amministrati.

La clorofilla è concentrata all’interno di organismi in strutture chiamate cloroplasti

La clorofilla naturale e l’analogo di sintesi clorofillina dimostrano di essere alleati dell’uomo sia nel trattamento di umili patologie di riscontro quotidiano così come di neoplasie di notevole impegno clinico.

La clorofilla sembra diminuire il danno ossidativo indotto da cancerogeni chimici e radiazioni, come dimostrano vari esperimenti condotti in vitro e su animali. Sembra in grado di ridurre l’attività degli enzimi del citocromo P450 che convertono le sostanze pro-cancerogene in cancerogeni attivi. Inoltre è stato dimostrato che la clorofillina aumenta l’attività dell’enzima che facilita l’eliminazione di tossine e di cancerogeni dall’organismo.

La clorofillina potrebbe prevenire il tumore epatico provocato dall’aflatossina B1(AFB1). Si tratta di un cancerogeno prodotto da alcune specie di funghi e che è contenuto in cereali, legumi e frutta secca a guscio esposti a muffe; nel fegato viene convertita in carcinogeno attivo in grado di legarsi al DNA e provocare mutazioni.

In alcuni Paesi dell’Asia e dell’Africa, dove lo stoccaggio dei cereali non è adeguato, la popolazione è particolarmente esposta a AFB1 e a infezione da epatite B; la coesistenza delle due patologie aumenta notevolmente il rischio di carcinoma epatico.

È stato evidenziato in vari modelli animali, come la somministrazione di clorofillina abbia inibito lo sviluppo di tumore epatico. Per avere risultati di questo tipo nell’uomo servirebbero più di 20 anni, in quanto è questo il tempo minimo che deve intercorrere tra l’esposizione a AFB1 e lo sviluppo del tumore. Tuttavia si è visto che la somministrazione di clorofillina ridurrebbe del 55% l’escrezione urinaria del marcatore del DNA danneggiato da AFB1 e questo è stato associato a una minore probabilità di sviluppare il tumore (studio condotto su 180 adulti residenti in Cina con somministrazione di 100mg/die di clorofillina per 16 settimane).

Guarigione delle ferite

Alcuni studi condotti negli anni ‘40 hanno dimostrato che la clorofillina è in grado di rallentare lo sviluppo di batteri in vitro e di far rimarginare ferite indotte sperimentalmente nell’animale. Per questo si è iniziato ad usarla prima per le ferite superficiali nell’uomo, poi anche per lesioni a lento rimarginamento come ulcere vascolari e piaghe da decubito.

Dalla fine degli anni ‘50 la clorofillina è stata aggiunta alla papaina e all’urea per migliorare la guarigione delle ferite, ridurne l’infiammazione e l’odore. Questa associazione è ancora presente negli Stati Uniti, anche se poco usata.

Né la clorofilla né la clorofillina hanno effetti tossici, possono, tuttavia, provocare colorazione verde di urina e feci e colorazione gialla o nera della lingua. In alcuni casi la somministrazione orale di clorofillina può provocare diarrea, mentre l’uso topico può raramente provocare bruciore o prurito. Inoltre, il consumo orale di clorofillina può provocare un falso positivo nel test per la ricerca del sangue occulto nelle feci.

 

 

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Oncologia Integrata

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