Cambiare I Propri Comportamenti Per Dimagrire

Scritto da
Claudio Lombardo

Attraverso l’apprendimento ogni singolo individuo esprime la propria individualità. Kandel, 1992

Questa affermazione è vera anche per quanto riguarda l’aspetto comportamentale legato all’alimentazione.

Nello specifico, la consumazione del cibo avviene con diverse modalità differenti da persona e persona: più veloce o più lento, con o senza distrazioni utilizzando smartphone, tablet, computer, televisione, ecc., stando seduti a tavola con una certa postura, consumando il cibo generando pensieri alienanti e negativi o viceversa e così via. Tali modalità possono influenzare positivamente o negativamente il nostro peso corporeo.

Dai Primi Anni Di Vita

Ci sono norme e regole comportamentali, legate al consumo dei cibi, che possono essere più vicine o lontane alla dimensione naturale umana (si noti quella dei bambini), ovvero attraverso lo scambio culturale tra genitori e figli che richiede l’affinamento dei comportamenti a tavola.

Nei primi anni di vita il bambino, per “prove ed errori” (come portare il cucchiaio in bocca, fase in cui viene richiesto un intenso tirocinio di apprendimento) e con l’acquisizione osservativa e vicariante assimila specifiche tenute comportamentali.

In questa “palestra” di progresso possono generarsi, per così dire, difetti nelle procedure tecniche delle modalità del consumo alimentare.

Queste lacune comportamentali – nel tempo – sedimentano in abitudine.

Osservando le persone in età adulta mentre consumano il proprio pasto possiamo notare come ognuna di esse presenti nel proprio atteggiamento dei particolari che li contraddistingue da ogni altra: la postura, l’utilizzo delle posate, il modo di masticare, perfino le distrazioni (TV, pc, cell. ecc.) che si procura durante tale circostanza.

Il Passato

Nell’infanzia acquisiamo dei comportamenti “elementari” che nel corso del tempo diventano sempre più sofisticati, ma soprattutto più abitudinari; ossia, avvicinandoci sempre più all’età matura (una volta appreso e perfezionato un nuovo comportamento), ci adattiamo velocemente e lo trasformiamo in un’abitudine (per diminuire i “costi psicologici” sull’azione).

Alcune azioni conseguite durante il consumo dei cibi – soprattutto in riferimento ai parametri che li governano (intensità, velocità, frequenza, ecc.) – possono risultare disfunzionali.

In questo caso il sovrappeso può emergere come il prodotto di un incosciente incrocio di vecchie abitudini.

Tale educazione, divenuta elemento di un rituale incantatorio, a lungo termine può creare uno stile meccanico del consumo alimentare: preparo il cibo, mi siedo, consumo tutto quello che c’è nel piatto, indipendentemente dal mio indice individuale di sazietà e sotto la guida di una educazione del passato.

È proprio a questo punto che avviene una perdita di “coscienza” e tendiamo a svolgere l’azione perlopiù in modo meccanico, inconsapevolmente.

Questo principio “economico” – ossia quello di instaurare abitudini dopo le acquisizioni di nuovi comportamenti – è un fattore che bisogna considerare attentamente nel momento in cui si presentano delle abitudini che si scontrano con la meta dimagrante.

Un Interessante Esperimento

Molti studi dimostrano che le persone mangiano sicuramente meno quando mangiano lentamente.

In un’indagine sperimentale sulla semi-inedia, condotta nel Minnesota durante la Seconda Guerra Mondiale, giovani uomini normali furono tenuti a dieta ridotta, intesa a simulare per quantità e qualità le gravi mancanze alimentari dell’Europa Centrale e Occidentale (Franklin et al., 1948); ingredienti come il latte e la carne erano presenti soltanto in quantità simboliche.

Durante l’esperimento si notò che gli uomini “giocherellavano” col cibo e facevano intrugli che in condizioni normali si sarebbero considerati balordi e disgustosi, con notevole incremento nell’uso di sale e spezie.

Richter (Richter, 1965) riporta le proprie esperienze con un’alimentazione drasticamente ridotta durante una carcerazione di alcuni mesi. Soltanto pochi prigionieri erano in grado di mangiare in modo normale i loro pasti striminziti; la maggior parte escogitava qualche metodo per far durare una fetta di pane un’ora e mezza o due ore; inoltre, il cibarsi era trattato con grande segretezza.

Questi comportamenti si possono notare anche negli individui predisposti alla magrezza. In questi può capitare un consumo alimentare in modalità “veloce” che avviene con molta minor frequenza e non per abitudine rispetto ai soggetti in sovrappeso; altresì possono essere presenti alcuni meccanismi a cui spesso non si fa caso, come fermarsi nel bel mezzo del pasto e perder tempo a raccontare qualche episodio o svolgere un’altra azione che distrae da quella alimentare.

Condensando i contenuti di quanto appena detto nei soggetti predisposti alla magrezza (non patologica) vi è un’abitudine meno frequente ad esperire i comportamenti alimentari disfunzionali finora descritti.

Da uno studio effettuato da Carey, Hegvik e McDevitt (Carey, Hegvik, and Mcdevitt, 1988) si evidenziò la connessione tra difficoltà temperamentali, eccessiva rapidità nell’assunzione di cibo e obesità infantile. Queste abitudini comportamentali apparentemente innocue rappresentano i fattori principali che creano terreno fertile per l’esordio della condizione cronica dell’obesità o del sovrappeso.

Conclusioni

Ci vuole sempre uno sforzo consapevole per “rintracciare” il comportamento ch’è vittima di una abitudine inopportuna. In altri termini, l’apprendimento continuo – soprattutto quello dell’infanzia – innervato in abitudine, pone i suoi ostacoli a ogni tentativo consapevole.

L’atto alimentare non dovrebbe tradursi in una costante esibizione meccanica dei nostri comportamenti, altresì, si dovrebbe evitare che la nostra mente sia sequestrata da pensieri sabotanti e negativi – come debiti, accese discussioni lavorative, la cattiva giornata della moglie – o essere vittima dell’ipnotico programma televisivo, ecc., ma godere del gusto della scelta consapevole dei nostri comportamenti, come dei cibi che stiamo consumando.

Presentandoci a tavola con questa prassi potremo beneficiare di tutte le qualità positive che il cibo produce e che, spesso, desensibilizziamo con comportamenti debilitanti che violano le buone norme comportamentali legate al consumo alimentare che ci dirottano verso il temuto sovrappeso.

 

Per ulteriori informazioni puoi consultare il sito www.dimagrirefit.com

 

In copertina: frame tratto dal film August: Osage County del 2013 diretto da John Wells, con Meryl Streep e Julia Roberts.

Photo Credits clinico-psicologo.com, farodiroma.it, healthrevolution.it, huffingtonpost.co.uk

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Dimagrimento · Psicologia

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