Funghi E Radioattività

Scritto da
Mauro Miceli

Le Risposte di Agemony

 

Articolo Agemony di riferimento Proprietà Anti-Aging Dei Funghi Eduli

Domanda: “I funghi selvatici come i porcini trattengono molto la radioattività del terreno. Ci sono studi in tal senso?” (Dr.ssa A. Crespi)

Risposta a cura dell’autore dell’articolo Prof. Mauro Miceli

Chanterelle Cantharellus Cibarius

Bisogna subito premettere che se si prevede di inserire i funghi regolarmente nella nostra alimentazione a scopo preventivo, viste le loro ottime proprietà sia nutrizionali che nutraceutiche, il primum movens deve essere la qualità e la salubrità delle specie consumate, specie in relazione al possibile contenuto in metalli pesanti e anche in elementi radioattivi.

Circa la possibilità che i funghi selvatici possano essere radioattivi è teoricamente possibile in virtù del fatto che in questi organismi la melanina svolge, rispetto alle radiazioni ionizzanti, la funzione che la clorofilla ha rispetto allo spettro del visibile. Non a caso piuttosto recentemente un gruppo di ricercatori dell’Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University diretto da Arturo Casadevall ha scoperto che alcuni funghi sono in grado di sfruttare come fonte energetica per il proprio metabolismo qualcosa che per le altre specie viventi è solo dannoso, ovvero le radiazioni ionizzanti.

La dott.ssa Ekaterina Dadachova, co-firmataria dell’articolo su PLoS ONE, ha affermato che  proprio come il pigmento clorofilla è in grado di convertire la luce solare nell’energia chimica che consente alle piante di vivere e svilupparsi, la ricerca condotta dal suo gruppo ha indicato che la melanina possa utilizzare un’altra frazione dello spettro elettromagnetico, la radiazione ionizzante, a beneficio del fungo.

La ricerca era iniziata cinque anni fa, quando Casadevall venne a sapere che i robot mandati a controllare lo stato della zona a più alta radioattività attorno alla centrale di Chernobyl erano tornati con campioni di funghi neri, ricchi di melanina, che erano cresciuti sulle pareti esterne del reattore.

Wangiella dermatitidis

Il ricercatore  ipotizzò che questi funghi potessero sfruttare le radiazioni come fonti energetiche e per testare l’idea decise di coltivare alcune specie di funghi contenenti melanina in condizioni di irraggiamento con radiazioni ionizzanti, con un’intensità pari a 500 volte il fondo naturale.

In effetti, è risultato che sia gli esemplari di Wangiella dermatitidis, che producono naturalmente melanina, sia quelli di Crytococcus neoformans, che può essere artificialmente indotto a produrla, in quelle condizioni sperimentali crescevano più rigogliosamente e velocemente delle controparti lasciate in condizioni normali.

Successive misurazioni fisico-chimiche condotte sulla melanina hanno mostrato che effettivamente tale sostanza è in grado di catturare le radiazioni, e di convertirle in un differente tipo di energia, che può essere sfruttata ai fini della catena alimentare.

Rozites caperatus

Spostandoci in Italia è accaduto il Servizio S.I.A.N. (Igiene degli Alimenti e della Nutrizione) dell’Asl CN1 ha ricevuto dal Laboratorio dell’ARPA Piemonte di Ivrea la comunicazione che una specie esaminata in spettrometria gamma, campionata nel Comune di Crodo località Foppiano, è risultata avere livelli significativi di Radioattività (Cs-137).

Il Dott. Sebastiano Blancato, direttore del SIAN dell’Asl CN1 ha dichiarato che il fungo in questione è il Rozites caperatus (Foliota grinzosa), fungo buon commestibile che può peraltro essere confuso con alcune specie del genere Cortinarius, molto tossiche e pericolose.

Di questa specie si conosce da tempo la caratteristica di fungo ipercaptante di sostanze radioattive, in particolare per il Radiocesio, e pertanto ne è già consigliato un consumo molto contenuto.

Sulla base dei dati ottenuti, pur non trattandosi di alimento centrale per la dieta tipo della popolazione, si ritiene di sconsigliare il consumo del Rozites caperata.

A titolo precauzionale si include in tale misura anche lo Xerocomus badius (Boletus badius), altra specie notoriamente ipercaptante.

 

Per contattare il Prof. Mauro Miceli scrivere una mail a biokimia2001@yahoo.it   oppure   mauro.miceli@unifi.it

 

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