Cos’è La Prevenzione – Seconda Parte

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Continuiamo l’analisi del concetto di Prevenzione iniziata con il mio precedente articolo che potete leggere qui.

 

Individui più capaci

Lo sviluppo personale dell’individuo è un obiettivo di grande importanza basato sulla triade “informazione, istruzione e formazione”, in  grado di aumentare le possibilità di esercitare maggiore controllo e di operare scelte in favore della salute e dell’ambiente.

Tutti devono incrementare le proprie conoscenze nel corso della vita, preparandosi ad affrontare anche l’eventualità di malattie croniche o invalidità permanenti.

Qui la scuola riveste un ruolo di primo piano, ma anche l’ambiente di lavoro e le associazioni di cittadini rappresentano importanti luoghi di prevenzione e di sviluppo delle capacità individuali.

 

Advocacy, ricerca e formazione

I soggetti in grado di promuovere la Salute sono gli individui, i gruppi comunitari, gli operatori della sanità, le istituzioni, il servizio sanitario e i governi.

Dalla loro interazione-collaborazione dipende il risultato. La sanità deve oggi calarsi nella dimensione “preventiva” più di quanto non l’abbia fatto in passato, per avere posto maggiore attenzione sulla cura e sulla riabilitazione.

Riorientare i servizi sanitari significa anche maggiore attenzione alla ricerca scientifica e alla formazione professionale.

 

Sinergia e multidimensionalità

Geoffrey Rose, pioniere della medicina preventiva e dell’epidemiologia, condensava il bagaglio delle sue conoscenze e delle ricerche in una laconica dichiarazione: “It is better to be healthy than ill or dead. That is the beginning and the end of the only real argument for preventive medicine. It is sufficient”. (E’ meglio essere sani che malati o morti. Questo è l’inizio e la fine del discorso in medicina preventiva. E può bastare.).11

I sostenitori della sintesi ne sarebbero affascinati e seppure in una forma molto rudimentale possiamo comunque condividerne l’enunciato. Ciò vale anche per quegli aforismi che mettono in rapporto i costi con i risultati: “la cura della malattia costa molto e non sempre i risultati sono buoni; la prevenzione invece non costa nulla e dà sempre ottimi risultati” o anche “fumare costa tanto; la salute è gratis”. Possiamo condividerli tutti, ma il problema sorge quando dall’enunciato si passa all’azione.

Negli anni Sessanta, Rose identificò quelli che oggi riconosciamo come “fattori di rischio” riferiti alle malattie cardiovascolari: fumo, colesterolo, obesità, sedentarietà, diabete, ipertensione. Ironia della sorte, morì ad appena 67 anni, ma le sue intuizioni hanno permesso a noi tutti di accedere al “villaggio globale” della prevenzione che lui ha auspicato, una prevenzione che guarda alle popolazioni e non alle singole categorie a rischio.

Si ha però la convinzione che se Rose fosse vissuto un’altra ventina d’anni, avrebbe modificato qualcosa delle sue convinzioni. Avrebbe forse considerato la popolazione giovanile, o in età evolutiva, distinta dalla popolazione generale, per le sue peculiarità e per il rapido accesso alle informazioni.

Morto nel 1993, Geoffrey Rose non ebbe l’opportunità di conoscere Internet, l’I-phone, i social network e i videogame, che hanno marcato lo spartiacque tra recente passato e presente tecnologico. Non conobbe di conseguenza i rave-party e i flash-mob, né la possibilità di acquistare facilmente e in rete, o all’angolo della strada, ogni tipo di droga dichiarata illegale.

Avrebbe saputo che sono proprio i giovani a dettare gli orientamenti del marketing. Infatti è a loro che guardano le grandi aziende per confezionare i loro prodotti e le loro proposte di mercato.

Secondo le logiche del profitto i giovani rappresentano la prima grande risorsa economica per la produzione e il consumo. Poco importa il valore etico del denaro o la sua potenzialità nel produrre salute e benessere. Per usare un termine popolare applicato a una regola di mercato, tra un euro guadagnato per curare e fare studiare un ragazzo, e un euro per farlo bere, fumare e giocare, non vi sarebbe alcuna differenza. Sempre un euro è.

Tuttavia, una lettura attenta e soprattutto tecnica del contesto, porta a una visione diversa, permette di prevedere una società in progressivo declino, con una forte incidentalità di disagi e patologie croniche, e con una netta prevalenza di anziani malati anche se ben curati.

Questo danno alla Salute e al benessere della nazione ci introduce al “perché” della prevenzione.

Serve a capire che in una società in rapida evoluzione e trasformazione, anche le strategie devono per forza modificarsi e adeguarsi. Il promotore di salute, l’epidemiologo, il ricercatore, l’educatore sanitario, il divulgatore scientifico, devono lavorare in sinergia e in sintonia con i luoghi e i tempi, con progettualità sperimentate e metodologie validate.

L’operatore della prevenzione deve sviluppare abilità specifiche, deve conoscere e usare gli stessi strumenti della multimedialità e della comunicazione, e deve anche possedere una adeguata motivazione che guidi il suo lavoro, alla stregua di un missionario in terre di povertà.

Un terapeuta ha le sue proprie motivazioni intrinseche, a volte profonde, che lo spingono a fare il medico o lo psicologo. Curare e guarire una malattia produce nell’operatore forme immediate di ricompensa ineguagliabili.

Fotogramma del film con Robin Williams, “L’attimo fuggente”, 1989, famoso per la frase “Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”

Al contrario, l’operatore di salute pubblica o il coadiutore della salute, specializzato in creazione, coordinamento e sviluppo di progettualità necessarie al benessere di una popolazione, sembra non ottenere la stessa gratificazione del terapeuta, perché il risultato è posposto, osservabile alla lunga distanza, dopo mesi o anni.

Pertanto la ricompensa assume contorni sfumati, fermo restando la consapevolezza di un lavoro attuato per il bene comune e lo sviluppo generale. Tuttavia un comune denominatore lega gli operatori: la consapevolezza che un lavoro di prevenzione incentrato sui giovani sia comunque proficuo, anche se le evidenze spesso non collimano con gli obiettivi e con i risultati, e che il luogo di prevenzione elettivo, dunque privilegiato, sia la scuola. Perciò la scuola è punto di convergenza di varie progettualità dove però la selezione delle priorità e delle competenze è spesso luogo di incertezze e approssimazione.

 

Continua…

 

Riferimenti Bibliografici

11  Rose G. Le strategie della Medicina Preventiva. Il Pensiero Scientifico Editore, pp 152, 2002.

 

Per seguire il Dr. Giacomo Mangiaracina www.mangiaracina.org

Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione

 

 

[Photo Credits affcny.org, million-wallpapers, izeos.it, blog.ilgiornale.it]

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Medicina delle Dipendenze

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