Tutto È Uno – Parte Seconda

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Fatti non foste a viver come bruti

ma per seguir virtute e canoscenza.

Dante Alighieri

Platone da “La Scuola di Atene” affresco di Raffaello Sanzio, 1509-1511, Musei Vaticani

Questo messaggio spirituale è egregiamente rappresentato dal noto “Mito della Caverna” di Platone in cui la luce del fuoco rappresenta la conoscenza. In questa metafora si evince, inoltre, che la ricerca spirituale è un cammino assolutamente soggettivo, individuale e di grande sofferenza. Questo cammino porta, però, l’uomo a liberarsi dalle gabbie incerte dell’esperienza comune e, quindi, a uscire da una condizione di sonnambulismo per diventare un essere libero. L’uomo liberato, ci dice il filosofo, ha comunque il dovere di mettere al corrente i compagni incatenati anche se sa che dovrà subire il loro scherno e la loro incomprensione. 

Vediamo insieme il “Mito della Caverna”

Un gruppo di uomini trascorre la propria esistenza, fin dalla nascita, all’interno di una caverna che ha l’ingresso aperto verso la luce per tutta la sua larghezza, con un lungo e ampio corridoio d’accesso. Immaginiamo che gli abitanti di questa caverna siano legati alle gambe e al collo in modo che non possano girarsi verso la luce, ma possano guardare unicamente verso il fondo della caverna caverna medesima. (1)

Appena fuori dalla caverna, si trova un muro alto quanto un essere umano. Dietro al muro, coperti quindi dal muro stesso, si avvicendano a loro volta degli uomini, che trasportano sulle loro spalle, avanti e indietro, delle statue con le più svariate forme.

“… in catene vedendo le immagini di statue proiettate dal fuoco…” Dipinto “Il mito della caverna di Platone” di Carlo Adelio Galimberti, 2001, Villa Camperio, Comune di Villasanta

Altra particolarità, oltre il muro e oltre gli uomini che trasportano le statue è costantemente acceso un enorme falò che arde incessantemente 24 ore su 24. Il sole infine splende in cielo.

Oltre a tutto ciò Platone ci propone la caverna con un’eco, in modo che tutti i rumori fuori dalla caverna, e le voci di chi si muove dietro al muro, rimbalzino dentro alla caverna e si distorcano per effetto dell’eco.

Evidentemente i prigionieri immobilizzati, non potendo in alcun modo girarsi verso la luce, potranno vedere solo le ombre provocate dalla luce del fuoco, delle statue proiettate sul muro della caverna davanti ai loro occhi, e trovandosi in questa situazione dalla nascita e non avendo alcun altro termine di paragone, sono certi del fatto che quella è la realtà immutabile delle cose. Inoltre sono altrettanto sicuri che i rumori distorti che odono sono le vere voci di quegli esseri che si muovono sulla parete. E questa per loro è la “verità”.

“… se non le ombre proiettate dal fuoco sulla parete…” Dipinto “Il mito della caverna di Platone” di Carlo Adelio Galimberti, 2001, Villa Camperio, Comune di Villasanta

Se per qualche motivo uno dei prigionieri potesse liberarsi, egli comunque sarebbe intrappolato dalle proprie convinzioni riguardo alla realtà e alla sua natura. Dovrebbe fare davvero una grande fatica e un grande sforzo di volontà per decidere di abbandonare tutto ciò conosce e ritiene vero, per dirigersi verso l’uscita della caverna.

Ancora più difficile e arduo sarebbe, in un secondo momento, accettare e abituarsi alla nuova visione. Una volta però abituati gli occhi alla nuova luce, capirebbe che le statue che si muovono davanti ai suoi occhi son ben più reali delle ombre alle quali ha creduto fin dalla nascita.

Se poi dovesse uscire completamente dalla caverna e oltrepassare il muro, immediatamente rimarrebbe accecato dall’abbaglio della luce del sole, ma un po’ alla volta recuperata la vista, superato il muro, si accorgerebbe di quanto più vera e credibile sia la realtà che si percepisce fuori dalla caverna, tanto – forse – da non capacitarsi di poter aver creduto fino a quel momento che la realtà fossero le ombre della sua visione precedente.

“… che uno fosse sciolto, costretto improvvisamente ad alzarsi…” Dipinto “Il mito della caverna di Platone” di Carlo Adelio Galimberti, 2001, Villa Camperio, Comune di Villasanta

Una volta compresa la verità ne rimarrebbe talmente esaltato da avere il forte desiderio di farla conoscere a tutti i suoi compagni, ancora prigionieri dentro la caverna. Ma volendo portare a loro questa nuova conoscenza, dovrebbe innanzitutto tornare nella caverna e prima di riabituare la sua vista all’oscurità dovrebbe passare del tempo in cui apparirebbe ai suoi amici come un povero cieco per di più visionario. Quando poi si abituasse nuovamente al vecchio ambiente, faticherebbe non poco a far comprendere agli altri ciò che ora lui sa: verrebbe preso per pazzo… e difficilmente riuscirebbe a trovare qualcuno disposto ad attraversare la fatica dell’accecamento per seguirlo, verso un mondo inverosimile.

A conclusione di questo accorato invito ad intraprendere un viaggio alla scoperta di chi si è veramente mi accomiato con le parole di Carlos Castaneda:

Siamo uomini, e il nostro destino è quello di imparare e venire scaraventati in nuovi, immaginabili mondi. Un guerriero che vede l’energia sa che non c’è limite alle nuove realtà da vedere.

 

(1) La breve sintesi del racconto metaforico è preso dal libro “Ricomncio da ME” di Giovanna Garbuio, UNO Editori, seconda edizione 2016.

 

Puoi contattare la Dottoressa Guerra telefonando al 3355926464

Puoi scriverle una mail a info@valeriaguerra.it

 

[Photo Credits fansshare.com, studiarapido.it, carloadeliogalimberti.it]

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Psicologia

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