La Proteina Della Longevità Non Ha Più Misteri

Scritto da
Francesca Lo Furno

In un recente studio dell’Università di Yale, un gruppo di ricercatori, guidati dal Professor Joseph Schlessinger, hanno rivelato la struttura tridimensionale della proteina beta-Klotho, facendo luce sul suo intricato meccanismo d’azione e sul potenziale terapeutico. La beta-Klotho fa parte delle proteine ​​Klotho, la famiglia più giovane delle Moire (o Parche), strettamente collegata con la vita, avendo un ruolo determinante nella regolazione della longevità e del metabolismo.

La ricerca, apparsa in questi giorni sulla rivista Nature, ha subito attirato l’attenzione del mondo scientifico per le possibili importanti conseguenze sul trattamento di molte gravi patologie quali il diabete, obesità e alcuni tumori.

Topologia generale del complesso FGF23–FGFR1c–α-klotho

Sullo stesso numero di Nature è stato pubblicato anche il lavoro della Nyu School of Medicine (Usa), che ha fotografato la struttura di alfa-Klotho.

La famiglia delle due proteine ​​Klotho si trova sulla superficie delle cellule di specifici tessuti. Queste proteine ​​si legano agli ormoni Fgf endocrini che regolano processi metabolici determinanti di fegato, reni e cervello. Per capirne il funzionamento, i ricercatori di Yale hanno utilizzato la cristallografia a raggi X, una visualizzazione tridimensionale ad alta risoluzione delle proteine di Klotho.

 

Perché i risultati dei ricercatori sono così importanti?

Innanzitutto per i numerosi approfondimenti a cui la ricerca si apre: primo fra tutti, l’osservazione che la beta-Klotho è il recettore primario che si lega a Fgf21, un ormone chiave rilasciato in seguito alla fame. Quando si lega alla beta-Klotho l’ormone stimola la sensibilità all’insulina e il metabolismo del glucosio, portando perdita di peso. La scoperta di questo legame può condurre a nuove terapie. Ad esempio, nella cura del diabete di tipo 2 in pazienti obesi, sviluppando farmaci atti a sbloccare la proteina della longevità mentre, al contrario, usando agenti che bloccano il percorso di beta-Klotho, gli scienziati sperano di arrivare a terapie per malattie come il cancro del fegato e le patologie ossee.

Schlessinger  precisa “che come l’insulina, l’ormone Fgf21 stimola il metabolismo, incluso l’assorbimento di glucosio”. “Nei trial sugli animali e in alcune sperimentazioni cliniche su Fgf21” – aggiunge – “si mostra che è possibile aumentare la combustione delle calorie senza modificare l’assunzione di cibo, e noi ora abbiamo capito come migliorare l’attività biologica di questo ormone”. Gli studiosi hanno rilevato anche una nuova variante di Fgf21 che presenta una potenza e un’attività cellulare 10 volte maggiore. Infine, i ricercatori hanno evidenziato che un enzima strutturalmente correlato, la glicosidasi (che scompone gli zuccheri), si sia evoluto in un recettore per un ormone in grado di abbassare lo zucchero nel sangue, “cosa che potrebbe non essere una coincidenza”, precisa Schlessinger.

“Il prossimo passo” – conclude Schlessinger – “sarà quello di produrre ormoni migliori, creare nuovi potenti bloccanti, fare studi sugli animali e andare avanti” sulla strada aperta dalla conoscenza della proteina delle Parche“.

 

[Photo Credits unwindexplore.com, nature.com, cmrodriguezf.files.wordpress.com]

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