I 10 Comandamenti di Lemme – Analisi Parte Terza

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Eccoci dunque alla terza e ultima parte della mia analisi dei 10 comandamenti alimentari che fondano il metodo della Dieta Lemme, elaborata dal farmacista Dott. Alberico Lemme e riportati nel suo libro “La rivoluzione dimagrante” che ovviamente ho letto prima di enunciare le mie relative considerazioni medico scientifiche.

Potete leggere i due articoli precedenti ai seguenti link: Prima parte  Seconda parte

8. Il sale ingrassa

Elevati apporti di sodio sono risultati associati con l’adiposità

Anche questa è un’affermazione molto forte che andrebbe confermata scientificamente. Sappiamo di certo che il sale fa trattenere più liquidi e quindi aumenta la ritenzione idrica e pertanto favorisce l’aumento di peso e di conseguenza togliere il sale favorisce la perdita di peso. Inoltre il fatto di togliere il sale rende i cibi meno saporiti e questo può portare a consumarne di meno; il sale ti porta a bere di più durante i pasti e se bevi di più facilmente mangi anche di più.

Ma Lemme dice in realtà che proprio il sale stesso fa ingrassare e spiega ciò adducendo il concetto biochimico che il sale, cioè il sodio, è necessario per attivare i canali di trasporto attivo che portano il glucosio all’interno delle cellule. Se non c’è il sodio sulla superficie della mucosa intestinale, il glucosio nell’intestino fa fatica a passare. In effetti questo è vero, avendo esperienza personale e con molti atleti della pratica della “ricarica dei carboidrati”. Se è fatta in condizioni di iposodiemia può non funzionare efficacemente, ovverosia il glucosio non riesce ad entrare bene nelle cellule muscolari. Forse non è un caso che i Bodybuilders che vogliono ricercare la massima “definizione muscolare”, cioè bassa percentuale di grasso abbinata a scarsissima ritenzione idrica nella preparazione delle gare, tendono ad eliminare quasi completamente il sodio. Tra l’altro in una recente ricerca pubblicata su Pediatrics e condotta dalla Georgia Regents University di Augusta (USA), i ricercatori hanno valutato, in 76 adolescenti, i consumi di sodio, la composizione corporea, il grasso sottocutaneo e viscerale, i livelli ematici dei marcatori della sindrome metabolica e dell’infiammazione. Elevati apporti di sodio sono risultati associati con l’adiposità e con la presenza nel sangue di una citochina di tipo infiammatorio secreta dalle cellule immunitarie, che contribuisce all’infiammazione cronica di basso grado, indipendentemente dagli apporti calorici.

I ricercatori ipotizzano che l’associazione fra sodio e obesità, già osservata in altri studi, ma sinora attribuita solo al fatto che più si mangia (e per questo si ingrassa) più sale si consuma, può invece essere dovuta proprio anche al sodio.

9. La ritenzione idrica è una scusa

La ritenzione idrica esiste, ma non certo in misura da poter giustificare un forte sovrappeso; in questo senso è una scusa. Individui molto sovrappeso che si giustificano dicendo che si tratta soprattutto di ritenzione critica, ovviamente adducono delle scuse al fatto che non siano in grado di dimagrire. La ritenzione idrica avviene sia a livello extracellulare che intracellulare. A livello extracellulare, per esempio, si verifica in seguito ad una alimentazione particolarmente ricca di sodio, essendo il sodio uno ione distribuito prevalentemente a livello extracellulare. La ritenzione intracellulare, e in maniera specifica intramuscolare, può avvenire in seguito a ricariche di carboidrati effettuate soprattutto dopo diete ristrette in carboidrati che facilitano la penetrazione del glucosio all’interno della cellula muscolare dove porta il glicogeno a livelli particolarmente elevati e siccome ogni grammo di glicogeno lega 3 grammi di acqua, l’aumento di peso è garantito.

Anche altre sostanze che tendono a penetrare nella cellula muscolare e a richiamare l’acqua per osmosi, come per esempio la creatina, possono fare aumentare di peso di un paio di chilogrammi in pochi giorni, ma si tratta ovviamente di acqua. Alla sospensione dell’integrazione con creatina, si perdono subito e non si tratta certamente di grasso. Sempre le mie esperienze nel campo del Bodybuilding e di sport di combattimento, mi hanno permesso di verificare come semplici manipolazioni dei carboidrati e/o degli elettroliti, siano in grado di fare guadagnare o perdere vari chilogrammi nel giro di uno-tre giorni, imputabili solo alla variazione dell’acqua corporea.

10. Lo zucchero aumenta la pressione

Una dieta sbilanciata con troppi zuccheri, favorisce l’insulino-resistenza

Abbiamo sempre saputo che è il sale che aumenta la pressione, ma lo zucchero? In effetti ci sono nuovi filoni di ricerca che dimostrerebbero che è maggiormente implicato lo zucchero nello sviluppo dell’ipertensione piuttosto che il sale. Tale processo dovrebbe essere dovuto più che ad un meccanismo di tipo meccanico, (al quale fa riferimento Lemme, cioè all’aumento della viscosità del sangue, altrimenti la pressione sarebbe anche direttamente proporzionale all’ematocrito, cosa che non è) ad un effetto di stimolazione a livello ipotalamico che aumenterebbe sia il battito cardiaco che la pressione. È soprattutto lo zucchero nei dolci e nelle soft drink che causa picchi di glicemia che corrispondono a picchi di ipertensione. Se l’effetto è addirittura immediato, ripetuto cronicamente favorisce l’instaurarsi dell’ipertensione essenziale. Inoltre sappiamo per certo che comunque una dieta sbilanciata con troppi zuccheri, favorisce l’insulino-resistenza che di per se stessa è alla base dell’eziopatogenesi dell’ipertensione.

 

A questo punto, terminata l’analisi dei 10 comandamenti, voglio soffermarmi sulle considerazioni che Lemme fa riguardo i ritmi circadiani, argomento che chi mi segue sa essere a me molto caro. A questo riguardo trovo delle contraddizioni: Lemme afferma che la serotonina che circola di giorno attiva la sintesi dei grassi e che quindi è un ormone ingrassogeno.

In effetti questo in parte è stato dimostrato da uno studio pubblicato su Nature Medicine che ha evidenziato che la serotonina circolante nell’organismo, non quella presente nel sistema nervoso centrale che ne rappresenta solo il 5% e che ha un effetto anoressante nei confronti dei carboidrati, agisce come freno al funzionamento del grasso bruno, impedendogli di bruciare i grassi in maniera efficiente. Lemme, spiegando che la serotonina viene trasformata dalla ghiandola pineale a seconda del ritmo circadiano luce-buio in melatonina, e cioè col buio diventa melatonina e invece di giorno rimane serotonina, si contraddice quando dice che “la serotonina attiva la sintesi degli acidi grassi. È il motivo per cui la pasta mangiata la sera fa ingrassare” in quanto lui stesso dice che la serotonina alla sera si trasforma in melatonina.

In realtà il frumento ha un alto contenuto in triptofano che favorisce la sintesi di serotonina che alla sera si trasforma in melatonina che ha un effetto dimagrante (abbassa il cortisolo e aumenta la formazione del grasso beige che è un grasso metabolicamente attivo al pari del grasso bruno), mentre al mattino rimane serotonina che può esercitare l’effetto di bloccare il funzionamento brucia grassi del grasso bruno. Inoltre la melatonina modifica la composizione microbica intestinale promuovendo la perdita di peso. Ovviamente il tutto è poi soggettivo, come spiego nel mio libro “La DietaCOM e il Dimagrimento Localizzato”.

 

Fine

 

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[Photo Credits in copertina dilei.it/ansa, all’interno agrodolce.it, rawstory.com]

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