Cronoterapia: quando l’orario diventa un valore aggiunto

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L’orario di somministrazione dei farmaci influisce sulla loro efficacia ed ha un rapporto con la comparsa dei eventuali effetti collaterali? La risposta è sì.

Farmaci antinfiammatori e cortisonici

Sono più efficaci se assunti la mattina che è il momento in cui la produzione naturale di cortisolo è al massimo. Quindi l’organismo che utilizza questo ormone riesce ad assorbire più facilmente anche quelle sostanze con struttura ed azione simile. Chi ha lo stomaco delicato deve evitare di assumere corticosteroidi la sera, che è il momento in cui l’acidità gastrica è più elevata.

Farmaci antipertensivi

Fatto salvo le diverse indicazioni del medico curante, cui spetta il protocollo terapeutico, tali farmaci risultano più efficaci se assunti la sera.

Aspirina

Se presa per dare sollievo a un dolore specifico, l’orario di assunzione dipende dal momento in cui questo viene avvertito. Tuttavia i farmaci antidolorifici sono più efficaci se assunti nel pomeriggio. Anche quando l’aspirina è presa per abbassare la febbre il momento ideale è il tardo pomeriggio, orario in cui la temperatura corporea raggiunge il suo picco. Se presa per problemi cardiaci meglio assumerla di sera affinchè possa regolare per l’intera notte il sistema cardiovascolare.

Vaccini

Se decidete di vaccinare voi stessi o i vostri figli, fatevi dare appuntamento dal medico nel pomeriggio, preferibilmente intorno alle 15:00. I vaccini produrranno anticorpi in quantità quattro volte superiore.

Interventi dermatologici e dal dentista

In questi casi è meglio prenotare la visita tra le 15:00 e le 16:00, orario in cui l’anestesia sarà più efficace. Questo significa una dose di anestetico locale inferiore evitando quindi intorbidamento delle zone limitrofe ed una efficacia maggiore.

Antidolorifici

Sovente vengono assunti a cuor leggero, anche in giovane età. Teniamo conto che molti vengono venduti senza ricetta medica. La maggior parte degli antidolorifici ha come scopo quello di ridurre il processo infiammatorio.

Che conseguenza produce l’inibizione o la riduzione del processo infiammatorio? Gli antidolorifici riducono la sintesi delle prostaglandine e ciò, porta a sua volta, una serie di conseguenze come l’abbassamento della protezione della cartilagene, nello stomaco una diminuzione della produzione di muco (che protegge la mucosa intestinale) e una riduzione del tasso di riparazione delle cellule dell’apparato digerente il che aumenta il rischio di gastrite e di ulcera dello stomaco oltre che a stimolare la formazione di radicali liberi e i leucotrieni che hanno un effetto proinfiammatorio.

Una soluzione allora potrebbe essere quella di assumere paracetamolo sempre in dolsi limitate per via della sua tossicità epatica.

Quindi se riusciamo teniamoci un po’ il dolore consci che si tratta di un processo di guarigione, in caso contrario la nostra scelta terapeutica dovrà essere ragionata e sempre condivisa con proprio medico curante.

 

[Photo Credits levelup.nk]

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Nutrizione e Farmacologia

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