L’Importanza Di Una Buona Colazione

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Al risveglio il nostro organismo viene da un periodo di digiuno di circa 8-9 ore, se non addirittura 12 ore cioè, metà delle 24 ore giornaliere. Esiste quindi una necessità fisiologica d’introdurre cibo sia per ripristinare le scorte di glicogeno epatico che si sono esaurite durante il digiuno notturno sia per bloccare e controbilanciare il catabolismo indotto dagli elevati livelli di cortisolo.

Il ritmo circadiano fa sì che il cortisolo sia più alto al mattino proprio per fornire energia immediata a disposizione anche in assenza di cibo, a discapito però della sintesi proteica e della massa muscolare. Dal punto di vista evolutivo, una buona colazione dà già un segnale di “via libera al consumo” al nostro cervello.

L’uomo, nel paleolitico, utilizzava queste informazioni per autoregolare il proprio metabolismo: se al mattino non c’è nulla da mangiare l’organismo tende ad abbassare il proprio metabolismo per ridurre i consumi in quanto teme che potrebbe non essercene per tutto il resto della giornata. Ovverosia, se c’è poca benzina nella macchina e non sappiamo a che distanza troveremo il prossimo distributore, tendiamo a procedere molto lentamente per consumare meno carburante possibile nella speranza di giungere al più vicino distributore.

Nel paleolitico, se c’era il cibo al mattino (condizioni climatiche favorevoli, abbondanza, frutta, scorte), significava che ce ne sarebbe stato per tutto il resto della giornata, mentre se al mattino non c’era niente da mangiare (condizioni climatiche sfavorevoli, carestia, siccità, niente scorte) probabilmente la situazione non sarebbe cambiata per tutto il giorno quindi un eventuale reperimento di cibo doveva essere soprattutto trasformato in scorta energetica sotto forma di deposito di grasso per affrontare appunto il periodo carente di cibo.

Per questo motivo chi salta la colazione al mattino abbassa il proprio metabolismo e accumula più facilmente sotto forma di grasso quello che mangia successivamente. Nell’ultimo decennio numerosi studi hanno dimostrato l’effetto dimagrante di una buona colazione. Nel 2002 Wyatt, analizzando il registro del National Weight Control Registry e verificando le abitudini alimentari di 2959 persone che avevano perso più di 15 kg e avevano mantenuto il peso per almeno un anno, aveva riscontrato che tra questi il 68% faceva colazione regolarmente e solo il 4% la saltava sistematicamente.

Nel 2004 De Castro ha dimostrato una correlazione inversa tra quanto mangiato al mattino e il totale dell’apporto calorico quotidiano. Chi, quindi, faceva una buona colazione al mattino limitava poi naturalmente le calorie durante il resto della giornata, chi invece mangiava poco compensava poi eccedendo. Nel 2005 Farshchi ha dimostrato che chi saltava la colazione presentava una peggiore sensibilità insulinica ed un alterato quadro lipidico a digiuno predisponendo quindi a diabete e arteriosclerosi.

Nel 2007 Utter e nel 2008 Timlin hanno dimostrato in studi effettuati su migliaia di bambini che vi è una stretta correlazione tra l’astenersi dal fare colazione e il BMI (Body Mass Index) più alto, cioè più i bambini erano soliti saltare la colazione più era alto il loro peso corporeo rispetto all’altezza. La maggior parte degli studi effettuati hanno preso in considerazione l’obesità di bambini e giovani e tralasciato l’obesità senile.

Nel 2017 invece, uno studio di Otaki, Obayashi, Saeki, Kitagawa, Tone e Kurumantani, pubblicato sul J Nutr Health Aging è stato fatto per mettere in relazione la prevalenza di obesità in persone anziane che non fanno colazione. Sono stati studiati 272 soggetti obesi tra i quali 41 erano individui che saltavano la colazione e si è visto che la prevalenza dell’obesità era significativamente più elevata in coloro che saltavano la colazione rispetto a coloro che la facevano (43,9% vs 25,1%, P = 0,007).

Inoltre i soggetti che saltavano la colazione hanno mostrato un abbassamento giornaliero significativo di potassio, di fibre e minore attività fisica rispetto ai soggetti che invece facevano colazione.

 

 

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