La Dipendenza Dallo Sport

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Lo sport e l’attività fisica rappresentano a tutte le età un fatto positivo per la salute sia in termini di prevenzione che di intervento per trattare e ridurre l’incidenza di numerose patologie. Sempre più di frequente però è dato di osservare casi in cui  esse  diventano un’ossessione dannosa per la salute stessa configurando quella patologia  che gli autori anglosassoni definiscono “exercise addiction“ in Italia tradotto in “dipendenza dallo sport”, una  condizione in cui non è presente, né sempre né esclusivamente, un abuso quantitativo della pratica sportiva, ma in cui esistono invece dei sintomi simili a quelli presenti in altri tipi di dipendenze.

In questo senso possiamo definire l’ “exercise addiction” (“dipendenza da sport”) come una dipendenza psicologica e/o fisiologica da un programma di esercizio fisico e caratterizzata dalla comparsa di sintomi d’astinenza dopo 24-36 h di mancata pratica dell’attività sportiva. Le attività fisiche più coinvolte sono quelle di tipo aerobico come la corsa o la bicicletta, ma anche tutte le attività svolte in palestra che vengono sempre più intensificate sia come tempi che come intensità di lavoro.

Non si tratta quindi di quei casi di “overtraining sindrome” (sovrallenamento), ossia  quella condizione fisiologica di squilibrio che deriva da sforzi fisici intensi e troppo ravvicinati che non permettono all’organismo un recupero energetico e neurobiologico e quindi la possibilità di smaltire lo sforzo, condizione questa molto frequente negli atleti professionisti sottoposti causa gli impegni agonistici a sempre maggiori pressioni e carichi di lavoro.

Numerose evidenze scientifiche hanno  dimostrato il coinvolgimento della Dopamina nel determinare la causa della dipendenza dallo sport. Considerando che l’attività sportiva attiva la produzione di dopamina (neurotrasmettitore implicato nella sensazione di piacere e appagamento conseguente ad un comportamento come la soddisfazione del senso di fame o l’attività sessuale) e di beta-endorfine (sostanze chimiche endogene del cervello dall’effetto simile agli oppioidi esogeni, come eroina e morfina) una delle ipotesi avanzate è quella secondo cui lo sport, soprattutto quello aerobico, sia in grado di attivare dipendenza in virtù della sua capacità di sostenere l’alta disponibilità di queste sostanze. In seguito all’interruzione dell’attività sportiva, il cervello della persona dipendente, percepisce l’abbassamento e/o la mancanza di queste sostanze chimiche al suo interno e scatena sintomi di astinenza del tutto simili a quelli provati dalle persone dipendenti da sostanze.

Va sottolineata anche soprattutto nelle donne la frequente presenza di anoressia e bulimia nervosa associate alla “pratica fisica dipendente” e alimentate dalle stesse motivazioni di controllo del peso e dell’aspetto fisico che si pongono alla base dell’ “exercise addiction”.

Negli uomini le motivazioni alla base della “dipendenza sportiva”, se legate al controllo dell’immagine corporea, portano più spesso a mostrare il problema della cosiddetta “anoressia inversa”, ossia quella paura patologica, tipica di alcuni bodybuilders, di diventare troppo magri, deboli e sottosviluppati dal punto di vista muscolare.

Ciò che appare comune è la presenza di un comportamento di iper-controllo dell’alimentazione associato alla dipendenza da esercizio fisico. Alla luce della descrizione delle caratteristiche qualitative che contraddistinguono la “dipendenza dallo sport”, è importante comprendere che esistono delle componenti psicologiche che tendono ad alimentare questo tipo di problematica. Conseguentemente, l’interruzione della pratica sportiva non rappresenta, di per se stessa, la guarigione dal problema, di cui vanno ricercate e risolte le cause psicologiche sottostanti che potrebbero altrimenti canalizzarsi verso altri sintomi.

Non è raro infatti, ad esempio, che il tentativo superficiale di interruzione della dipendenza sportiva in una anoressica che la utilizza per il controllo del peso, possa aggravare la problematica connessa al controllo del cibo.

È facile capire quando si è di fronte ad una dipendenza da sport perché l’attività fisica diventa la cosa più importante della giornata, l’unica in grado di dare una gratificazione, più importante di ogni altra cosa, anche della famiglia e degli affetti. Si tende ad aumentare la durata e l’intensità dell’attività, a mentire sui tempi, a controllare in modo ossessivo le proprie prestazioni e la propria immagine corporea, ad allenarsi anche con infortuni e contro il parere medico, non si riesce a concentrarsi su un’attività a causa del pensiero ricorrente all’esercizio fisico.

Non è sempre facile uscire dal tunnel della “dipendenza da sport” e l’interruzione o la riduzione della pratica sportiva spesso non rappresenta la soluzione di un problema che va affrontato con l’aiuto di professionisti preparati in grado di proporre un intervento qualitativo volto a ridare il giusto posto al corpo, a ritrovare il proprio ritmo e le potenzialità dell’organismo recuperando il significato vero del movimento.

Già da vari anni si stanno elaborando programmi di prevenzione che hanno come obiettivo la realizzazione di una buona armonia fra corpo, autostima, sport e alimentazione. Ad esempio si è visto che una buona conoscenza dei principi alimentari e del proprio corpo fin dall’infanzia, unita all’incremento dell’ autostima e all’assunzione di comportamenti più salutari (esercizio fisico secondo le corrette impostazioni) sono in grado di ridurre sensibilmente la diffusione dei disturbi del comportamento alimentare, quelli dell’immagine corporea, nonché condizioni di dipendenza dallo sport.

 

 

 

[Photo Credits Bodybuilding-Natural.com, Women’s Health, Fedhealth]

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